"Pasolini sedotto da New York come tutti i veri comunisti"

Per la prima volta in volume gli articoli usciti negli anni Sessanta sull'«Europeo»: una (ri)scoperta sorprendente

Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo uno stralcio di Un marxista a New York tratto da Viaggio in America (Rizzoli, pagg. 306, euro 19) di Oriana Fallaci, uscito per la prima volta sull’ Europeo del 13 ottobre 1966

New York, ottobre. Eccolo che arriva: piccolo, fragile, consumato dai suoi mille desideri, dalle sue mille disperazioni, amarezze, e vestito come il ragazzo di un college. Sai quei tipi svelti, sportivi, che giocano a baseball e fanno l'amore nelle automobili. Pullover nocciola, con la tasca di cuoio all'altezza del cuore, pantaloni di velluto a coste nocciola, un po' stretti, scarpe di camoscio con la gomma sotto. Non dimostra davvero i quarantaquattr'anni che ha. Per ritrovarli, quei quarantaquattr'anni, deve andare verso la finestra dove la luce si abbatte spietata sul viso e schiaffeggia quegli occhi lucidi, dolorosi, quelle guance scarne, appassite, la pelle tesa agli zigomi fino a rivelare il suo teschio. Per la stanchezza, suppongo. La notte scappa agli inviti e se ne va solo nelle strade più cupe di Harlem, di Greenwich Village, di Brooklyn, oppure al porto, nei bar dove non entra nemmeno la polizia, cercando l'America sporca infelice violenta che si addice ai suoi problemi, i suoi gusti, e all'albergo in Manhattan torna che è l'alba: con le palpebre gonfie, il corpo indolenzito dalla sorpresa d'essere vivo. Siamo in molti a pensare che se non la smette ce lo troviamo con una pallottola in cuore o con la gola tagliata: ma è pazzo a girare così per New York? È a New York da dieci giorni. È venuto pel festival cinematografico, vi davano due dei suoi film. Sono proprio curiosa di saper se l'America piace a questo marxista convinto, a questo cristiano arrabbiato, insomma a Pasolini.

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Piove, è una di quelle giornate in cui tutto ti irrita, ti nega entusiasmo. Ma lui beve con gusto la sua Coca-Cola e d'un tratto esclama: «Vorrei aver diciott'anni per vivere tutta una vita quaggiù».
«Quaggiù?! A New York?»
«È una città magica, travolgente, bellissima. Una di quelle città fortunate che hanno la grazia. Come certi poeti che ogniqualvolta scrivono un verso fanno una bella poesia. Mi dispiace non esser venuto qui molto prima, venti o trent'anni fa, per restarci. Non mi era mai successo conoscendo un Paese. Fuorché in Africa, forse. Ma in Africa vorrei andare e restare per non ammazzarmi. L'Africa è come una droga che prendi per non ammazzarti, una evasione. New York non è un'evasione: è un impegno, una guerra. Ti mette addosso la voglia di fare, affrontare, cambiare: ti piace come le cose che piacciono, ecco, a vent'anni. Lo capii appena arrivato».

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L'America è proprio una donna fatale, seduce chiunque. Non ho ancora conosciuto un comunista che sbarcando quaggiù non abbia perso la testa. Arrivano colmi di ostilità, preconcetti, magari disprezzo, e subito cadon colpiti dalla Rivelazione, la Grazia. Tutto gli va bene, gli piace: ripartono innamorati, con le lacrime agli occhi. Sì o no, Pasolini? Lui scuote le spalle, sdegnoso.
«Io sono un marxista indipendente, non ho mai chiesto l'iscrizione al partito, e dell'America sono innamorato fin da ragazzo. Perché, non lo so bene. La letteratura americana, tanto per fare un esempio, non mi è mai piaciuta. Non mi piace Hemingway, né Steinbeck, pochissimo Faulkner: da Melville salto ad Allen Ginsberg. L'establishment americano non ha mai potuto conciliarsi, ovvio, con il mio credo marxista. E allora? Il cinema, forse. Tutta la mia gioventù è stata affascinata dai film americani, cioè da un'America violenta, brutale. Ma non è questa America che ho ritrovato: è un'America giovane, disperata, idealista. V'è in loro un gran pragmatismo e allo stesso tempo un tale idealismo. Non sono mai cinici, scettici, come lo siamo noi. Non sono mai qualunquisti, realisti: vivono sempre nel sogno e devono idealizzare ogni cosa. Anche i ricchi, anche quelli che hanno nelle mani il potere. Il vero momento rivoluzionario di tutta la Terra non è in Cina, non è in Russia: è in America. Mi spiego? Vai a Mosca, vai a Praga, vai a Budapest, e avverti che la rivoluzione è fallita: il socialismo ha messo al potere una classe di dirigenti e l'operaio non è padrone del proprio destino. Vai in Francia, in Italia, e ti accorgi che il comunista europeo è un uomo vuoto. Vieni in America e scopri la sinistra più bella che un marxista, oggi, possa scoprire. Ho conosciuto i giovani dello Snic, sai gli studenti che vanno nel Sud a organizzare i negri. Fanno venire in mente i primi cristiani, v'è in loro la stessa assolutezza per cui Cristo diceva al giovane ricco: “Per venire con me devi abbandonar tutto, chi ama il padre e la madre odia me”. Non sono comunisti né anticomunisti, sono mistici della democrazia: la loro rivoluzione consiste nel portare la democrazia alle estreme e quasi folli conseguenze. M'è venuta un'idea, conoscendoli: ambientare in America il mio film su san Paolo. Voglio trasferire l'intera azione da Roma a New York, situandola ai tempi nostri ma senza cambiar nulla. Mi spiego? Restando fedelissimo alle sue lettere. New York ha molte analogie con l'antica Roma di cui parla san Paolo. La corruzione, le clientele, il problema dei negri, dei drogati. E a tutto questo san Paolo dava una risposta santa, cioè scandalosa, come gli Snic...».
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Libri S.p.A., Milano

Commenti

WoodstockSon

Mer, 11/06/2014 - 09:23

E se ne poteva dubitare? Adesso tutti addosso alla Fallaci accusandola di falsità. E immaginiamo se al tempo El Paso fosse andato in California, non sarebbe più tornato in Italy. Io sono stato all'Est ai tempi del Muro, roba da piangere, i ragazzi tenuti al guinzaglio e rubata la loro gioventù, in nome di una dittatura del proletariato che poi non era altro che una dittatura della non-conoscenza. Credo bene che qualcuno per cui Marx è il massimo ideologo, sia sconvolgente scoprire un paese dove ogni singolo cervello ha il massimo ideologo in se stesso.

Ritratto di Azo

Azo

Mer, 11/06/2014 - 09:55

Il sogno di tutti i KOMUNISI: diventare KAPITALISTA per poi CONVERTIRSI ALLA DEMOCRAZIA, per vivere RIVERITI E RISPETTI. I VERI PARASSITI DELLA SOCIETÀ.

lento

Mer, 11/06/2014 - 12:36

Inchinarsi al Fascismo e' cosa saggia per tutti i comunisti--

Ritratto di Ciccio Baciccio

Ciccio Baciccio

Mer, 11/06/2014 - 16:04

****P.P.P. + P.P. (Pier Paolo Pasolini & Pino Pelosi) = Risultato di una società perversa. Nulla di più, tutto il resto son fregnacce!!! 1949 Tribunale di Trieste condanna ppp per pedofilia.

eras

Mer, 11/06/2014 - 16:09

Per trovare "un paese dove ogni singolo cervello ha il massimo ideologo in se stesso" ci vuol poco, è l' Italia!

Sapere Aude

Mer, 11/06/2014 - 17:09

Credere in Marx e sognare gli States è il pensiero pasoliniano. Roba da psicopatico costituzionale e personalità schizoide, anche se non psicotica che si ritrova in tutta la beat generation. Se non gli piacevano Hemingway, Steinbeck e Faulkner vuol dire appartenere a una letteratura che nessuno si ricorderà. Di sicuro fu più cinematografaro che letterato, e con la scomparsa della generazione veltroniana, pochi se ne ricorderanno. Rimarrà nella cronaca di quegli anni la sua morte, cercata, voluta e desiderata – la Fallaci nel raccontarci l’uomo aveva previsto la fine che ha poi fatto.

clamajo

Mer, 11/06/2014 - 17:35

beh, tutti i comunisti italiani adoravano l' urss, ma si guardavano bene dal lasciare il nostro paese per andare a viverci (qualora avessero potuto farlo)...guardate il film "compagno don Camillo", veramente divertente ma sopratutto illuminante...