'71, thriller drammatico sulla guerra a Belfast

Una pellicola che ha le sembianze del dramma storico e il ritmo dell'action-thriller, in cui il controllo tecnico è magistrale

Nella calura estiva e con una manciata di sale cinematografiche a disposizione, viene condannato a passare inosservato un film intenso che avrebbe meritato ben altra risonanza essendo un'opera prima di pregio: " '71", di Yann Demange, un giovane regista francese. Si tratta di una pellicola che ha le sembianze del dramma storico e il ritmo dell'action-thriller, in cui il controllo tecnico è magistrale e l'atmosfera che si respira è la stessa di grandi titoli come "Nel nome del padre" di Jim Sheridan e "Domenica di sangue" di Paul Greengrass.

1971, un giovane soldato britannico (Jack O'Connell) è accidentalmente abbandonato dalla sua unità per le strade di Belfast a seguito di una sommossa popolare. Il ragazzo viene a trovarsi in una terra di nessuno, incapace di distinguere gli amici dai nemici. Nel posto sbagliato al momento sbagliato vede cose per cui sono in molti a volerlo morto e lo aspetta una lunga notte in cui scoprire che chiunque è corruttibile.

Il film, nel rappresentare la guerra intestina dell'Irlanda del Nord, ritrae individui di mentalità e appartenenze diverse ma spesso accomunati da malafede. Alleanze, tradimenti e cospirazioni fanno sì che l'inesperto soldato protagonista si trovi al centro di meccanismi molto più grandi di lui e di cui ignora completamente il funzionamento. Fughe, guerriglie e sanguinose uccisioni, molto realistiche e spesso avvolte da nebbia e oscurità, hanno luogo in una Belfast ricreata con cura eccezionale. Jack O'Connell, attore già al centro di "Unbroken", il deludente biopic di Angelina Jolie su Louis Zamperini, è assolutamente perfetto per il ruolo: trasuda ipnotica vulnerabilità e, allo stesso tempo, ha la prestanza fisica necessaria a sopravvivere all'inferno.

A dare un grande supporto al clima ansiogeno della vicenda è senza dubbio il punteggio musicale di David Holmes, che fa un uso inquietante di chitarra e batteria, a rintocchi, in un crescendo di tensione e disagio. Il regista evita di esprimere qualsiasi giudizio politico e mantiene grande rigore nella realizzazione di un racconto avvincente e straziante che colpisce in maniera viscerale.