Coppie gay e figli, l'amore non basta

Il rischio: anteporre i diritti dei genitori alle esigenze dei bambini. Il paradosso: nostalgia inconscia della famiglia classica

In merito alla controversia su bambini dati in adozione a coppie omosessuali, una riflessione interessante la offre l'articolo «Sul paradosso dell'omogenitorialità» pubblicato sul nuovo numero di Vita&Pensiero, rivista dell'Università Cattolica (di cui anticipiamo uno stralcio). L'intervento (di Vittorio Cigoli, professore di «Psicologia clinica delle relazioni di coppia e di famiglia», e Eugenia Scabini, professore emerito di Psicologia sociale) mette in guardia sulla pretesa obiettività di alcuni studi anglosassoni che presentano un'immagine rosea della vita degli adottati da coppie non etero. Sarebbero costruiti su interviste fatte a genitori che hanno una percezione positiva fondata soprattutto sulle loro aspettative. Inoltre le ricerche prendono spesso in considerazione bambini in età prepuberale, prima dell'affiorare di pulsioni e tensioni sessuali. Come suggerisce il titolo del pezzo c'è poi un paradosso nelle scelte di omosessuali che per diritto vogliono un figlio: l'identità sessuale, ridotta a costruzione culturale dall'ideologia progressista, gettata dalla porta rientra dalla finestra. E poi la richiesta di diventare genitori non esprime forse una nostalgia inconscia della famiglia classica?

Possiamo partire dalla posizione psicoanalitica classica, chiaramente espressa da Silvia Vegetti Finzi, che fa leva sul triangolo edipico, architrave dell'inconscio, che ritiene essenziale, per un corretto sviluppo dell'essere umano, il riferimento al padre e alla madre. L'identità si costruisce attraverso un processo di identificazione che coinvolge tanto la psiche quanto il corpo sessuato dei genitori e che si delinea nella differenza. Al proposito noi preferiamo parlare, con un termine forte, di «incorporazione» ancor prima che di identificazione: la persona del figlio si incorpora infatti nella storia familiare, cioè ne è parte costitutiva.
Ma anche tra gli psicoanalisti vi sono altre posizioni, come ad esempio quella espressa da Antonino Ferro; si parla in questo caso di sessualità come accoppiamento tra le menti e di funzioni paterne e materne che possono essere esercitate prescindendo da qualsiasi riferimento al corpo sessuato. Si sente qui l'influenza delle teorie del gender e in particolare della queer theory che, in linea con la posizione costruttivista, sostiene la tesi che il genere è una pura costruzione sociale. Una posizione, questa, che riteniamo “riduzionista” perché denega la differenza anatomo-biologica. Questa posizione si inserisce in quel fenomeno che Janine Chasseguet- Smirgel (Il corpo come specchio del mondo, 2005) ha acutamente indicato come rivolta contro l'ordine biologico caratteristica della cultura dell'Occidente che oggi assume varie forme, dalla mutilazione dei corpi e commercio degli organi, agli interventi di mutazione del sesso, alle madri in affitto, al reimpianto di embrioni congelati dopo la morte dei genitori o di un genitore.
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In realtà anche le coppie omosessuali, allorché hanno figli, non possono che fare i conti con la differenza di genere maschile e femminile. Ecco il paradosso. Ma vi è di più, essere genitori fa rientrare inevitabilmente le persone nella logica dello scambio tra le generazioni.
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La famiglia non è solo luogo di affetti, di amore e odio, ma vive anche di un ordine strutturale e simbolico, vive di una dinamica generazionale che ha le sue regole e le sue leggi. Genealogie confuse, assenti o enigmatiche, non facilitano certo il viaggio che fa del bambino un figlio. Nella clinica, specie di orientamento generazionale, ben conosciamo le patologie connesse a tali accadimenti. Ecco infine alcune e non secondarie annotazioni. Stupisce che il tema della omogenitorialità, che comporta necessariamente il destino dei generati, venga posto quasi esclusivamente nei termini dell'eguaglianza di opportunità e di diritti degli adulti, eludendo il tema della responsabilità che sempre le generazioni precedenti hanno su quelle successive, tema che non è solo della singola persona o della coppia che fa questa scelta, ma anche del corpo sociale che può favorirla o ostacolarla avvertendone il pericolo per il proprio futuro. Non sposiamo di certo la causa del determinismo per quanto riguarda sia lo sviluppo della persona sia la trasmissione tra le generazioni. Sappiamo bene (e l'atteggiamento che ha contraddistinto tutto il nostro lavoro di ricerca, di intervento e di formazione e lì a testimoniarlo) che, anche nelle situazioni più difficili, gli esseri umani, anche attingendo a incontri «benefici», possono trovare risorse impreviste. E questo auguriamo ai bambini che crescono in contesti di «omoparentalità» e anche agli adulti che fanno queste scelte. Ma tutto cio non ci esime dall'evidenziare il rischio e pericolo aggiuntivo di tali situazioni che la psicoanalista Janine Chasseguet-Smirgel con espressione forte cosi esprime: «Solo la mancanza di immaginazione permette di veder avanzare con tranquilla stupidità l'enorme massa di problemi che tutto questo ci propone e ci aspetta». Stupisce anche, da un punto di vista psicologico, che il dolore profondo e l'angoscia che accompagna tali itinerari di vita (sia per gli adulti sia per i figli) venga così raramente alla luce. È come se non fosse possibile parlare di ostacoli, problemi, drammi, invidia, bisogno di riconoscimento essendo tutto coperto dall'«amore». La ricerca, come abbiamo visto, è rivolta soprattutto a sottolineare gli esiti di «normalità» nello sviluppo dei figli. Ma, se non è compito della psicologia patologizzare, non lo è neppure «normalizzare».
*docenti di Psicologia

Commenti

palandrana

Mar, 02/07/2013 - 11:48

Quello che gli omosessuali fanno nella stanza da letto sono affari loro.Ma quando vogliono sposarsi e soprattutto adottare bambini biusogna avere il coiraggio civilke e dire:adsersso basta. Nessuno si è mai posto il problema di cosa succede nella psiche del bambino quando sapra`di avere genitori omo sessuali.

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Papapeppe

Mar, 02/07/2013 - 15:33

Che schifo!

Ritratto di leopardi50

leopardi50

Mar, 02/07/2013 - 15:38

@palandrana - Concordo in parte con te. Non penso sia giusto dare la possibilità a coppie omosessuali di adottare bambini ma se questi sono figli legittimi è giusto che vengano riconosciuti. Vorrei peraltro porre l'attenzione sul fatto che spesso i figli e le famiglie etero sono più violente e incapaci di educare rispetto a quelle omo. Da liberale mi sento di dire che ognuno ha il diritto di vivere la propria sessualità come crede nel pieno rispetto delle leggi e del ruolo che ricopre

Nadia Vouch

Mar, 02/07/2013 - 16:53

Penso che empiricamente l'unica massa di dati della quale possiamo usufruire sia quella relativa ai figli di coppie separate, essendo che separazioni e divorzi sono numericamente assai consistenti. La separazione dei genitori è un trauma per i figli nella maggior parte dei casi: c'è volente o nolente l'allontanamento di uno dei genitori. Ora, potrei traslare il discorso della mancanza di una delle figure genitoriali di sesso apparentemente diverso su delle coppie che, seppure dello stesso sesso, siano unite e si amino, essendo che siamo in possesso di un numero relativamente basso di casi negativi? Non me la sento. Intendo dire che, se guardiamo cosa accade nella pratica quotidiana, ci sono molti più bambini e ragazzi devastati da famiglie etero, annientati da famiglie apparentemente "normali" che non notizie provenienti da figli di omosessuali.

Giovanni Bonini

Mer, 03/07/2013 - 00:20

Pochi sanno che la gran parte degli studi pubblicati in questi anni, per mostrare che non esiste differenza nella capacità di accudire e crescere dei figli, fra le coppie omosessuali e quelle eterosessuali, sono per lo più inattendibili, incompleti, se non addirittura falsi. Fra le decine di pubblicazioni una buona parte sono tesi di laurea mai pubblicate. Un esempio su tutti lo stesso articolo ad opera di Nanette Gartrell and Henny Bose (due ricercatori molto attivi in questo specifico campo), pubblicato su 2 riviste prestigiose americane, Journal of Developmental & Behavioral Pediatrics e Pediatrics, che analizza un gruppo di 78 figli di genitori gay, in un lasso di tempo di 6 anni. Il numero sia degli analizzati che del gruppo di controllo è così esiguo da non poter trarre alcuna osservazione utile per la popolazione generale. Inoltre il metodo di ricerca è assolutamente inattendibile sia per il gruppo di controllo (disomogeneo), sia per la raccolta dei dati (con un banalissimo questionario con 6 domande da compilare on line dalla stessa madre, o con una intervista sempre della madre). Qualsiasi società scientifica avrebbe rifiutato questi lavori, eppure la massima associazione scientifica pediatrica (American Accademy of Pediatrics) che ha fatto la storia della pediatria mondiale, ha ritenuto sufficienti questi dati per stabilire che non devono esistere pregiudizi riguardo all'orientamento sessuale dei genitori. Comprendo che vi sia difficoltà nel poter fare studi scientifici attendibili in un campo così complesso, soprattutto perchè la gran parte si ferma a valutare i figli fino all'adolescenza, e non sappiamo niente di quanto può accadere nei giovani adulti, e negli adulti, vissuti in questo contesto, e di quanto il loro vissuto potrà influire sui loro futuri figli. L'onere della prova che per il bambino non vi siano ripercussioni sulla vita futura spetta a chi difende questa scelta, e non il contrario, invece qui si dà per scontato che per un diritto civile, non si debba mettere neanche in dubbio la possibilità di una differenza fra le due realtà. Ricordiamo anche quanto in questo momento di crisi sociale e storica della società occidentale, una delle cause sia da attribuirsi alla grave crisi della figura paterna, non più capace di assolvere al suo ruolo educativo. Figuriamoci cosa accade all'interno di una coppia omosessuale, dove il ruolo paterno viene magari svolto da una donna, e viceversa quello materno da un uomo. Le dinamiche legate alla identità maschile e femminile non possono essere spazzate via da fattori culturali e sociali.