Addio a GarollaL'occhio del tempo

Federico Garolla avrebbe compiuto in luglio 87 anni. Ci lascia in eredità il meglio del giornalismo colto, con un archivio immenso curato insieme alla figlia Isabella

Ecco una notizia triste per tutto il mondo del fotogiornalismo: nella notte tra il 30 e il 31 maggio è mancato Federico Garolla. Avrebbe compiuto in luglio 87 anni, e il suo fascino gentile e ironico non ci lascerà mai.

Se ne va “L’occhio del tempo” (così venne soprannominato), dopo una lunga malattia e un tempo in cui è stato ingiustamente dimenticato dal circuito delle mostre nazionali. Ci lascia in eredità il meglio del giornalismo colto, con un archivio immenso curato insieme alla figlia Isabella, che è preziosa testimonianza delle trasformazioni che hanno segnato la nostra società e le nostre vite.

Napoletano simpatico e bello, aveva vent’anni quando venne a Milano chiamato da Arrigo Benedetti per lavorare con le maggiori testate italiane e straniere: L’Europeo, Tempo Illustrato, L’Illustrazione Italiana, Oggi, Paris Match, National Geographic, Die Stern. Dal 1951 è a Epoca con Patellani e Giancolombo, e le sue indimenticabili fotografie-racconto spiegarono la gente del Dopoguerra e i protagonisti della Dolce Vita con un garbo che i paparazzi di oggi non conoscono affatto.

Il suo obiettivo ritrasse pittori, scrittori, attori e musicisti così come la gente in strada nella Napoli degli anni Cinquanta, considerando tutti persone comuni. “Non usavo mai la parola VIP” ci confessò nella sua ultima intervista rilasciata al Giornale in occasione dei suoi 85 anni. “Non mi è mai piaciuto paparazzare nessuno. Non rubavo immagini, molte personalità mi diventavano amiche e si sentivano a loro agio in mia compagnia, e io con loro”. Per i suoi ottocento ritratti celebri sceglieva ambienti domestici, passeggiate tra la folla, vacanze o pranzi di famiglia e perfino, come fu con Virna Lisi, il suo stesso matrimonio. “Feci da autista a Ungaretti pur di immortalare la sua vita.

E alcuni scatti celebri di Claudia Cardinale furono fatti in mezzo a vasi e piatti perché lei quel giorno mi accompagnò durante un servizio che dovevo fare sulle ceramiche”. Personalità curiosa e intelligente a volte prestata al mondo della moda, considerava il suo lavoro importante e non lo fermava mai neanche la febbre. Abbandonò il reportage e la grande stagione dei settimanali alla fine degli anni Sessanta, in seguito al modificarsi del sistema dell’informazione italiana che già allora preannunciava la situazione attuale. Oggi, a torto, la fotografia non è quasi più considerata giornalismo e tutte le pubblicazioni nazionali ne risentono in qualità e interesse. Il suo spaccato di un’Italia perduta alle soglie della modernizzazione cedette il passo ad alcuni suoi lavori dedicati all’enogastronomia.

In quel periodo lavorò con riviste di cucina e per i volumi pubblicati dalla moglie Ada, girò di nuovo la Penisola per Mondadori e Rizzoli occupandosi di storia dell’arte, salvandosi da quel mondo aggressivo fatto di gossip e violenza che non gli andava per nulla. Oggi lascia un posto che gli deve, forse, una vera importante celebrazione. Ci piace pensare che la sua fotocamera e il suo stile inconfondibile, che arrivavano alla mente e al cuore di chi osservava, ora siano soltanto da un’altra parte. E per Federico Garolla non c’era luogo al mondo dove non riuscisse a fare buoni incontri...