Affari e segreti nel mondo dell'arte

H a detto più volte che scriverà cinque romanzi per mezzo secolo, uno ogni dieci anni. All'alba dei cinquant'anni, ha sfornato il terzo, Il cardellino (trad. di Mirko Zilahi de' Gyurgyokai, Rizzoli, euro 19) e nonostante conti quasi 900 pagine, i prossimi dieci anni sembreranno comunque troppo lunghi. Donna Tartt - quella de Il dio di illusioni, 5 milioni di copie, e Il piccolo amico, solo 300mila e un cambio di scuderia editoriale, da Random House a Little, Brown and Company - è quel che si dice una scrittrice irregolare, fuori dal tempo e dal marketing, e questo ultimo romanzo lo dimostra ancora una volta: la «splendida cornice», come è stato per l'ultimo Michel Cunningham, per la prima Siri Hustvedt o per Tornatore, è gentilmente offerta dal mondo dell'arte - tra fiumi di denaro, falsi e falsari. Il protagonista è di quelli che non si dimenticano: ci tiene dentro un flusso di coscienza che, nella claustrofobica stanza d'albergo ad Amsterdam in cui è barricato, parte dai tredici anni a New York, torna al presente e giunge all'opalino finale. Siccome i numi tutelari sono Salinger e Dickens, inevitabile la quantità e qualità degli avvenimenti: Theo è adolescente complice di una madre straordinaria. Theo l'accompagna al Metropolitan dove la donna muore, vittima della bomba di un attentato, e il ragazzo raccoglie da terra il Cardellino di Carel Fabritius, maestro olandese di Vermeer. Theo, depresso e silenzioso, sarà preso in custodia dai Barbour, la ricchissima e inquietante famiglia dell'amico Andy. Theo di nascosto frequenta la bottega dell'antiquario Hobie, socio del vecchio che al Museo gli aveva suggerito di prendere il Cardellino, e della nipote bambina Pippa. Theo migliora e proprio allora viene trascinato a Las Vegas dal padre alcolista Larry, ricomparso all'improvviso, mentre Pippa finirà in Texas. Fughe, debiti, furti. Fino alla morte di Larry, all'età adulta: la costruzione del sé. Theo sarà un uomo fragile e dipendente, Pippa sarà la sua amata, il romanzo procederà senza esclusione di colpi per tornare a quella misteriosa stanza ad Amsterdam. Attraverso segreti, droghe, idiosincrasie sociali descritte in modo magistrale, ma soprattutto due ingredienti, quelli che fanno l'unicità dei romanzi di formazione: avventura e solitudine.