Amici, parenti, serpenti Ecco lo "Stregario" per non farsi stregare

Nepotismo fra zombie, outsider mostruosamente pubblicizzati, regole ad personam. Al Ninfeo di Villa Giulia (che somiglia a Montecitorio) c'è posto per tutto tranne che per la letteratura

Ecco a voi Lo Stregario, cioè tutto quello che c'è da sapere del Premio Strega e non avete mai osato chiedere anche perché in fondo non frega niente a nessuno, solo agli editori e ai non lettori, che compreranno il libro con la fascetta e siccome siamo un Paese in cui non si legge sono la maggioranza.

REGOLE A ogni edizione se ne inventano una, regolarmente inutile. Quest'anno una regolina per tutelare i piccoli editori, obbligando a metterne almeno uno, che rivela quanto non siano mai stati tutelati i libri ma le case editrici e le loro quote di giurati telecomandati. Tra l'altro i piccoli editori propongono le stesse ciofeche di romanzi che propongono i grandi, quindi tanto vale vincano i grandi, almeno non c'è rischio che i piccoli crescano.

MARIA BELLONCI La fondatrice. Disse: «Cominciarono, nella primavera 1944, a radunarsi amici, giornalisti, scrittori, artisti, letterati, gente di ogni partito unita nella partecipazione di un tempo doloroso nel presente e incerto sul futuro». Inizio deprimente e sfigato, da massoneria neorealista partigiana, e comunque ora siamo nel 2015, ci vorrebbe una guerra per liberare l'Italia dal Premio Strega. Non servirebbe neppure l'esercito, basterebbe sprangarli nel Ninfeo e non farli più uscire.

FERRANTE Non quello di Manzoni ma Elena Ferrante, per la quale si è aggiunta la regolina ad ferrantem . Una vera outsider, una mainstream per casalinghe in menopausa sponsorizzata da giornalini underground come Corriere della Sera e la Repubblica , ottima per rifarsi il maquillage senza perdere la faccia di culo. È uno pseudonimo, qualcuno si chiede chi è, chi non è, io direi chissenefrega, è quella o quello che scrive quei romanzi lì, fa bene a non farsi vedere.

GIURATI Lo si diventa per cooptazione, o meglio per partenogenesi, come delle cellule, da uno morente se ne formano due uguali che vivono altri cinquant'anni minimo prima di suddividersi. Per esempio Nicola Lagioia, dopo anni in cui è diventato amico di tutti i critici, è sia giurato che candidato, e così a turno quasi tutti. È la brutta copia di Montecitorio, che è già la brutta copia di un parlamento normale. Si chiamano Amici della domenica perché sono amici fra di loro e solo tra di loro, e meno male, non ce n'è uno con cui vorresti andare a cena.

VOTO DI SCAMBIO Non è un segreto, è il motivo per cui più l'editore è grande più controlla voti: pubblichi per me, voti per me. Mario Desiati, nel 2010, un anno prima del premio: «Mi hanno proposto se voglio arrivare quarto allo Strega, deve vincere Edoardo Nesi». Arrivò quarto, Nesi vinse.

VINCITORI Degli ultimi anni: Ammaniti, Giordano, Scarpa, Pennacchi, Nesi, Piperno, Siti tra l'altro con il suo romanzo più brutto ( Resistere non serve a niente , appunto) e Francesco Piccolo. Nessuno scrittore. E anche nel passato: Siciliano, Maraini, Starnone (forse il marito della stessa Ferrante), Riccarelli, Mazzucco. La riprova: mai uno Strega a Aldo Busi, a Alberto Arbasino, a Antonio Moresco, neppure a Michele Mari o Piersandro Pallavicini, e premiarono pure la stessa Bellonci della famiglia Bellonci di cui sopra.

CANDIDATI Attenzione, li scelgono gli editori, non i critici, e l'editore sceglie sempre il più vendibile, il più appetibile, il più decrepito. Infatti non mi è mai successo che un editore mi abbia proposto di portarmi allo Strega, tranne Raffaello Avanzini di Newton Compton prima di aver letto il romanzo, poi disse che era troppo forte, troppo difficile, troppo capolavoro, e la sua editor, Giusi Sorvillo: «Devono leggerlo signore anche di ottant'anni». Senza contare che ero impresentabile per gli incontri: «Ti comporterai bene? Non è che poi parli male di tutti?». Gli tolsi il romanzo e lo detti a Mondadori. Che in compenso non mi ha mai invitato né a Torino né a Pordenone né alla Fiera della salsiccia, sapendo già mi sarei comportato malissimo.

COSTITUZIONE Hanno premiato perfino quella, dopo che Benigni l'ha declamata come la Costituzione più bella del mondo. In futuro candideranno anche il Codice di Procedura Penale e il catechismo.

AGENTI LETTERARI Quelli della ALI sono un gruppo di signore della famiglia Boroli che ha comprato l'agenzia della famiglia Barbieri. Sono tutte femmine, e quando c'è lo Strega la loro preoccupazione è l'abito da indossare per le serate al Ninfeo, in prima fila: «Ho un vestitino di Chanel bellissimo». Io le ho lasciate per Piergiorgio Nicolazzini, almeno è un uomo e non indossa abiti da sera.

MONDADORI Il gruppo di Segrate (sulla Repubblica da chiamarsi «il colosso Mondadori-Rizzoli», come se il Gruppo Espresso fosse un fringuello) punta su Fabio Genovesi, quindi non punta. Rizzoli su La sposa di Covacich, perché vanno le spose, insieme è uscito pure Baricco con La sposa giovane , ma la Feltrinelli ha candidato Vinicio Capossela, giustamente un cantante. Einaudi porta Nicola Lagioia, quindi sulla tristezza di un romanzo generazionale e pugliese e così noioso da avere delle chance. Tuttavia le voci di corridoio vicino alla camera mortuaria degli zombi della domenica mormorano sia tutto spianato per Elena Ferrante. Alla fine speriamo vinca Zerocalcare, meglio un romanzo a fumetti che un romanzo a parole già dimenticabili sul nascere.

RIGORE L'unico che hanno è il rigor mortis .