Amis, vecchia volpe che sa reinventarsi

Corregge la propria lettura dell'Olocausto e in "Lionel Asbo" disegna una non edificante parabola famigliare

Quel che è certo è che ama i festival che lo amano. Tre anni fa, dopo che il Sunday Times fece a pezzi La vedova incinta (Einaudi), semplicemente si sfilò dal programma del Sunday Times Oxford Literary Festival. Ecco fatto. Ora vedremo come andrà a Pordenonelegge, dove arriva il 21 settembre per il premio Friuladria e per presentare Lionel Asbo (Einaudi, euro 19,50, pagg. 250, traduzione di Federica Aceto, in uscita in Italia il 17 settembre), avventura delinquenziale il cui protagonista vince circa 140 milioni di sterline alla Lotteria Nazionale e, da giovane ma già incallito criminale semplice qual è, si trasforma in un criminale popolare, per il quale i media sbavano allo stesso modo che per calciatori e famiglia reale.

Irresistibile l'incipit: la letterina in cui Desmond Pepperdine narra della sua felice e corrisposta relazione con una donna più anziana di lui. Una signora sofisticata, a differenza delle teenager cui era abituato, che gli garantisce del gran sesso e di cui crede proprio di essere innamorato. Des («il più bel personaggio che abbia mai creato», dice Amis) ha quindici anni e mezzo e la signora in questione è sua nonna, che porta babydoll accattivanti, non disdegna qualche drink ed è ottimamente conservata, come narrano le pagine seguenti, nelle quali ritroviamo il miglior ragazzaccio Amis, che con la scusa di dissezionare i vizi e esaltare i visceri delle classi inferiori si prende gioco dei suoi simili tout court. Guaio ben peggiore delle grane penali in cui Des può incorrere, è che la nonnina sia anche la madre di Lionel Asbo, zietto pregiudicato regolarmente a spasso con due mastini psicopatici e un carico di birra Cobra da 12. Il risultato è appassionato, iperbolico, divertente: Amis trova il modo di asservire il cinismo alla nobile causa di «un Paese migliore», scontentando i moralisti e appagando i lettori. Facile appaiare la non edificante parabola familiare con Lo stato dell'Inghilterra, del sottotitolo. Le reazioni, in una patria ritratta nel cul de sac dell'abisso morale recuperando la satira sociale britannica all Swift e alla Dickens, non sono state confortanti. Non lo hanno difeso nemmeno i colleghi, specie da quando ha ammesso che legge solo morti, a parte gli amici Will Self e Zadie Smith: «Il nuovo sensazionale romanzo di un 28enne? Mi spiace, amico, devi rimanere in giro ancora un bel po' prima di meritarti la mia attenzione. Il test del tempo è l'unico attendibile».

Col tempo Amis corregge anche se stesso, nel privato e nel pubblicato. Si è dichiarato pentito di aver accettato le 500mila sterline di anticipo di Andrew Wylie che causarono la separazione dalla sua precedente agente Pat Kavanagh, moglie di Julian Barnes, ora scomparsa. E si è dichiarato insoddisfatto del suo popolarissimo La freccia del tempo (1991, vita del criminale nazista Tod Friendly), tanto che sull'Olocausto ha riscritto e finito il nuovo romanzo, in terze bozze da chiudersi in autunno. La storia è ambientata ad Auschwitz - che non viene mai nominata - o meglio in quell'ambiente di Auschwitz di cui non si parla mai, fatto di mogli delle SS e della loro vita sociale di teatro e tè danzanti: una di loro si innamora «a prima vista» del nipote di Martin Bormann. Tre voci narranti - il comandante del campo, il nipote e un membro del Sonderkommando ebreo - dovrebbero permettere a Amis di evitare quella che Levi chiamava «morbosità letteraria». «L'Olocausto fu l'esplorazione tedesca del Male» ha detto al Financial Times. «Mi sono concentrato per immaginare quel male e, dove possibile, peggiorarlo. Scrivere riguarda la libertà e la libertà non è frazionabile. Non ha nessun senso letterario dire che bisogna fermarsi fuori dai cancelli di Auschwitz».

Commenti

Aristofane etneo

Lun, 13/10/2014 - 15:17

Che s'ha da fa' ppe campà senza lavurà, come fa il 99% dei comuni mortali.