Anche i virus sono ormai globalizzati

L’aviaria potrebbe ritornare. E con essa la possibilità (difficile, a dire il vero) di una pandemia, che coinciderebbe anche con la ricomparsa di molte altre malattie infettive. La causa? Come spiega Cristiana Pulcinelli nel suo Clima e globalizzazione (Muzzio, pagg. 192, euro 14), è tutta da imputare all’evoluzione. Dei batteri in primo luogo, ma anche dell’ambiente e di tutti noi: «Il mondo è pieno di microbi - scrive Pietro Greco nell’introduzione - e l’uomo, come ogni animale e come ogni pianta, è un luogo comodo di riproduzione per virus». Non è un caso che «il nostro Dna porta i segni del reciproco adattamento tra organismi superiori e batteri: molti mattoni del nostro codice genetico hanno un’origine virale».
Peste: entre épidemies et sociétés (Firenze University Press, pagg. 412, euro 28,5) lo dimostra. In una raccolta di contributi accademici in lingua inglese e francese, una decina di studiosi, novelli investigatori, si mettono alla ricerca delle tracce storiche, iconografiche e scientifiche di agenti patogeni di ogni tipo.
Un’altra pandemia racconta invece il romanzo di Caterina Serra. Tilt (Einaudi, pagg. 138, euro 14) è la storia di donne e di uomini afflitti dall’«allergia del secolo»: una malattia immunotossica causata dall’inquinamento che colpisce milioni di persone ma di cui non si parla mai. E il titolo del libro sta proprio a indicare il momento in cui l’organismo è messo ko: niente profumi, niente deodoranti, niente vestiti appena lavati, niente farmaci, pochi alimenti scelti. Una patologia inquietante, ma anche la prova di quanto le alterazioni chimiche condizionino la nostra vita.