Gli angeli lottano con i demoni Ma sulle note del rock'n'roll

Elvis era a modo suo un difensore della fede, Robert Johnson invece era mefistofelico. Il saggio "Ne so una più del diavolo" è una biografia spirituale dei grandi del pop

Il blues è la musica del Diavolo, ma nel suo Dna c'è anche la musica delle chiese nere. Così Satana è rock, molto rock: ma Dio pure, basti pensare al «Gesù in giacca di pelle che guida una grossa moto d'acciaio con un ghigno alla Elvis» cantato da Tom Pacheco. Sacro e satanico si incrociano continuamente nella storia del rock, e gli artisti più insospettabili innalzano i loro altari all'uno o all'altro genere come raccontano Fabrizio Barabesi e Maurizio Pratelli nell'intrigante volume 667. Ne so una più del Diavolo (Arcana , 219 pagg. 16.50 euro).

Il Boss dei buoni, nonostante gli scandali che provocò suo malgrado, è Elvis che ama sopra ogni cosa Dio, la mamma e la famiglia e che, dopo la sbornia rock, si dedicò alla rilettura di Amazing Grace o a incidere brani come Burning Love che tra l'altro dice: «Signore Onnipotente/ tu illumini il cielo del mio mattino con un amore bruciante». Peraltro i primi rocker, così trasgressivi, erano tutti timorati di Dio, come Jerry Lee Lewis (nonostante ne abbia combinate di tutti i colori fino a sposare la cugina minorenne) e Little Richard che lasciò la musica per diventare un predicatore. L'ultimo in ordine di tempo a convertirsi è il super ribelle punk Ben Weasel, (i cui esplosivi Screeching Weasel hanno influenzato gruppi come i Green Day), che ha abiurato il passato, è diventato cattolico - subendo persino minacce di morte - e ha pubblicato con il crowfunding un nuovo album-manifesto (influenzato persino dalla musica classica) intitolato Baby Fat.

Ha aperto i concerti dei Doors e di Jimi Hendrix, ma è considerato il padre missionario del rock; Larry Norman ha venduto milioni di dischi all'insegna del «perché tutta la buona musica dovrebbe averla il Diavolo?». Qualcuno, come Charlie Manson, ha visto inni rivoluzionari e satanici nei testi dei Beatles, ma nessuno può negare la spiritualità di George Harrison incarnata nella fascinosa (seppur accusata di plagio) My Sweet Lord, che nel 1971 lo porta ad essere il Beatle commercialmente più fortunato. Il brano fu scritto nel 1969, mentre Harrison è in tour con Delaney&Bonnie, e inserito nel fortunatissimo album All Things Must Pass. Alla ricerca della salvezza spirituale ci sono anche giganti come Van Morrison, con brani come In the Garden e She Gave Me Religion, il Dylan anni Ottanta di Slow Train Coming, Saved e Shot of Love, persino il Cat Stevens elegiaco prima di trasformarsi in musulmano assetato di vendetta.

Ci sono anche gli artisti dubbiosi, che si interrogano sulla presenza di Dio e sull'utilità della religione, come Warren Zevon, definito «il gemello demoniaco di Dylan», o Johnny Cash, sempre in bilico tra angeli e diavoli, che stemperava le orge di whiskey e droghe del sabato sera con le messe della domenica mattina. Cash cantando celebrava Dio, ma anche i detenuti e gli assassini, come quello di Cocaine Blues che uc cide la sua donna e si mette a dormire con la calibro 44 sotto il cuscino o come quello che «spara a un uomo a Reno solo per vederlo morire» di Folsom Prison Blues. Provate ad ascoltare Greystone Chapel, scritta da un detenuto di Folsom e regis trata da Cash perché commosso dal testo. Da quel giorno Dio decise - qualunque cosa avesse combinato - di portarlo a sé il più tardi possibile.

Non c'è discussione; il re dei cattivi è Robert Johnson, il bluesman che già negli anni '20 colse la mela e vendette l'anima al Diavolo raccontandolo in Crossroad Blues e Me and the Devil. Troppo facile l'associazione tra alcuni metallari (di vario genere e stile)e il maligno. Ma i Deicide (guidati da Glen Benton, marchiato a fuoco con una croce capovolta in fronte, sono in prima fila tra i più assatanati con brani come Fuck Your God. La band durante un concerto ha anche subito un attentato: una bomba è esplosa sul palco ed è stata indagata la cricca black metal scandinava Inner Circle e un gruppo di animalisti per i testi sui sacrifici dei Deicide. Curioso notare come Benton, che annunciò per anni di volersi suicidare a 33 anni come risposta satanica a Cristo, quando arrivò il momento decise che «era troppo presto per andare all'Inferno». Oggi vive tranquillo in Florida... Figli del Diavolo, è il caso di dirlo, sono anche i Judas Priest, il cui brano, appunto Devil's Child, fu usato dagli americani - a tutto volume - per fiaccare la resistenza del generale Noriega durante l'assedio a Panama del 1989. Persino Lady Gaga è finita nella lista dei «most wanted» della Chiesa Cattolica quando, nella settimana santa del 2011, fece uscire Judas, nel cui video appare su una Harley guidata da un Gesù dai tratti ispanici mentre canta «MI sono innamorata di Giuda...Quando viene gli laverò i piedi con i miei capelli». Nulla di tanto conturbante, anzi una boiata rispetto al magnifico dialogo tra Maria Maddalena e Giuda nella Everything's Alright in Jesus Christ Superstar...