Antica Grecia, Hegel e Gadda: vincono i classici (con brio)

SEMINARE CULTURA Dove va la Grecia? Lontanissimo, a dispetto della crisi. Parlando della Grecia di ieri e di oggi, di miti e di spread, fra musica e poesia, Vinicio Capossela e Nicola Crocetti ieri hanno incantato piazza Castello (piena come l'aveva riempita Roberto Saviano il giorno prima, ma oggi i giornali non faranno titoli «infiammati»...): raccontano del canto Rebetiko, dei poeti universali e dei colonnelli golpisti, e di come spread derivi da una parola greca che indica il gesto largo con cui i contadini spargono la semina... La cultura è coltura.
LA CULTURA PETROLIO DEL PAESE Nel festival di cui è main sponsor l'Eni, in un incontro su «Un ambiente a misura d'uomo», Salvatore Settis fa l'apologia di Enrico Mattei - il «santo petroliere», non proprio un ecologista - che «qualcuno tentò di fermare, e forse uccise, per impedire il cambiamento di cui l'Italia aveva bisogno». Gas, nucleare, idrocarburi e paesaggi da salvare.
SPENDING REVIEW CULTURALE Il festival quest'anno ha (leggermente) ridotto il numero di incontri rispetto agli anni scorsi, non ha stampato il libretto dei «Centoautori» (agli scrittori spiace perché c'erano le fotine), e non regala più, come una volta, i tratto pen colorati. E a occhio, dopo i primi due giorni, anche il pubblico è in crisi (numerica). La cultura si taglia o si mangia?
CULTURA ALTA E CULTURA BASSA Carlo Freccero (che è molto meglio quando parla di tv che di politica) nella ottima lezione su «La fiction televisiva americana», da Lost a Prison Break, ha detto che Hegel, Lukács e Aristotele sarebbero ottimi sceneggiatori perché hanno il gusto per gli intrecci; che tutte le caratteristiche dei film d'azione di oggi sono già contenute nella mitologia greca; e che i videogame hanno contaminato la narrativa anche a livello stilistico. Pop, plot e applausi.
CULTURA GRASSA E GRANDE CULTURA Due grossi, grassi gourmet gran lombardi troneggiano al festival, ospiti in effigie, omaggiati ieri in due incontri paralleli ma non convergenti: Carlo Emilio Gadda al Teatro Bibbiena e Gianni Brera all'Archivio di Stato. Autori popolarissimi, diventati classici, con troppi epigoni e nessun allievo, che non smettono di darci lezioni. Come usavano loro l'italiano, nessuno più.
LMas