Antologia Gli scritti di Karl Popper

Per Karl Popper c'è un nesso logico molto stretto tra la società aperta (o liberale) e la ricerca scientifica. Esso consiste nel rifiuto di ogni apriorismo e fondamentalismo, ovvero nell'idea che ogni progresso, politico, sociale, economico e culturale avviene per tentativi ed errori. Come viene posto in luce in una splendida antologia dei suoi scritti principali pubblicata ora a cura del maggior studioso italiano di Popper, Dario Antiseri (Logica della scoperta scientifica e società aperta, La Scuola, pagg. 433, euro 25), alla base di ogni perfezionamento è il perseguimento del metodo critico, che vale sia per la concezione politica liberale, sia per il lavoro scientifico.
Una semplice analogia può illuminare il rapporto tra queste due dimensioni. I fautori della società aperta non si domandano «chi deve comandare», quanto piuttosto «come controllare chi comanda». La democrazia liberale vive grazie al miglioramento delle istituzioni in grado di offrire ai governati la possibilità effettiva di criticare i propri governanti e di sostituirli. Si configura perciò come una società che non solo tollera ma stimola, attraverso gli ordinamenti democratici, la libertà dei singoli e dei gruppi, unico modo per risolvere i problemi con nuove riforme costantemente rivedibili. Allo stesso modo, secondo Popper, procede la scienza. Il suo metodo si basa sullo sviluppo di un'incessante discussione critica. Nella scienza un ruolo decisivo è svolto da tutte le teorie, ipotesi e congetture che partono dalla premessa epistemologica che nulla è certo e viene dato una volta per sempre; l'imprevedibilità rende impossibile ogni tipo di profezia. Poiché tutta la conoscenza scientifica è ipotetica e congetturale, è necessario distinguere fra teorie controllabili, o falsificabili, e teorie non controllabili o non falsificabili. Solo così il loro contenuto può essere sottoposto a un controllo razionale. Di qui il «fallibilismo» del filosofo: si impara soprattutto dagli errori.
Questo avvicinarsi alla verità per mezzo di teorie sempre più simili al vero senza mai, però, avere la pretesa che esse lo possano «agguantare» definitivamente, rende evidente la premessa fondamentale che accomuna la società aperta e la ricerca scientifica. Entrambe si riconoscono nell'idea che gli esseri umani, proprio perché fallibili, hanno il dovere di rinunciare a ogni pretesa prometeica che voglia imporre a tutti una determinata concezione del mondo.