Banche e mercato nel romanzo di un misterioso autore-economista

N on date retta alla fascetta di copertina: Pecunia olet? (La Lepre Edizioni) non è un thriller, è qualcosa di più originale; un feuilleton finanziario. Quindi, secondo tradizione, tutto comincia con una nascita illegittima: il figlio della colpa però non è un infante ma un conto corrente. Infatti siamo in Svizzera, patria dei segreti bancari, allora più che mai: è il 1981 e la parola di uno stimato avvocato basta ancora per aprire un deposito a nome di una società ombra, senza che nessuno chieda di più. Dieci anni dopo le cose cambiano, anche nella cassaforte della Confederazione: il direttore della banca - e lui solo - non può ignorare l'identità di ogni correntista. E proprio allora «quel» conto, come un testimone scomodo, scompare. Per riapparire solo molti anni dopo, nel più classico dei modi: una busta ingiallita ritrovata per caso, o almeno così sembra, dai legittimi eredi. Ma il mondo è cambiato e anche le banche: siamo nel 2008, nel pieno di quella che, col senno di poi, abbiamo chiamato la Crisi con la maiuscola. Sarà con lei che dovranno fare i conti tutti i protagonisti che intanto abbiamo conosciuto: Marco il giovane di belle speranze, Janeth la femme fatale, Leen il finanziere senza scrupoli.
Troppo semplice? Forse sì, ma non è certo l'analisi psicologica il pregio di un feuilleton che si rispetti, quanto la capacità di tenere avvinta l'attenzione dei lettori. E qui l'autore sa giocare tutte le sue carte di autentico operatore finanziario (nascosto dallo pseudonimo di Michael Perth), rendendo non solo comprensibile, ma avvincente, la complessa evoluzione del gioco dei mercati che ha reso possibile la crisi. Perché alla fine il vero protagonista è proprio lui, il mercato: il gigantesco intreccio di rapporti finanziari, spesso oscuri, che decide del presente e del futuro, della ricchezza o della povertà, in definitiva della vita o della morte di milioni di persone. Compresi i nostri protagonisti, dramatis personae di una storia emblematica, quasi una sacra rappresentazione dove l'uomo è conteso tra bene e male. E il ruolo del coro spetta al personaggio forse più riuscito, perché il più vero: Bernard Tennant, ultimo erede di una dinastia di banchieri svizzeri, deciso a ritornare ai fondamentali e convinto che il suo Paese debba uscire dall'equivoco del segreto a tutti costi e battersi nel mondo della finanza ad armi pari. Come sta accadendo: vedi l'apertura ufficiale - anche se faticosa - di Berna agli Stati Uniti sul segreto bancario. Romanziere quanto economista, l'autore ha avuto buon fiuto.