Banksy, a Milano la mostra (non ufficiale) del writer

Circa 80 lavori tra dipinti, sculture e stampe di Banksy, oltre a copertine di dischi da lui disegnati, e ancora memorabilia, oggetti, fotografie e video: un approccio insolitamente accademico visto il genere di artista

A Milano, al MUDEC dal 21 novembre c’è “The Art of Banksy - A Visual Protest”.

Promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, che ne è anche il produttore, la mostra, ideata da Madeinart e curata da Gianni Mercurio, si articola attraverso sezioni, che cercano di sviluppare una riflessione sulla collocazione dello street artist inglese nel contesto odierno dell’arte.

Sono presenti circa 80 lavori tra dipinti, sculture e stampe di Banksy, oltre a copertine di dischi da lui disegnati, e ancora memorabilia, oggetti, fotografie e video: un approccio forse insolitamente accademico visto il genere di artista, ma perfettamente in linea con l'approccio del MUDEC, che con questa esposizione - la prima monografica su Banksy mai ospitata da un museo pubblico italiano - porta al grande pubblico un arte che per i musei non è stata creata, ma che è di notevole rilevanza per il suo rapporto con la cultura contemporanea.

La sezione introduttiva racconta il mondo dei precursori dell'artista: dal Movimento Situazionista all'Atelier Populaire sessantottino, fino ai writers newyorchesi degli anni settanta e ottanta.

C'è il tema della ribellione: se il potere esercita la propria egemonia culturale tramite i media, la chiesa, la scuola e anche i musei, lo street artist reagisce sulla strada: e lo fa con tecniche create per essere veloci e seriali, grazie agli stencil e a opere di detournment, ovvero stravolgendo il significato di opere universalmente note.

In mostra anche i famosi ratti dell'artista: una metafora, per Banksy, che li definisce come esistenti senza permesso, odiati e perseguitati. Vivono nella sporcizia, ma sono in grado di mettere in ginocchio l'intera civiltà: ecco quindi che nelle sue opere, i ratti diventano vandali che è facile identificare con i writer stessi.

Il tema dei giochi di guerra, uno dei più ricorrenti, contro la religione, l'industria bellica, lo sfruttamento del territorio, invita con cupa ironia alla resistenza agli inganni del potere.

E sempre in opposizione al potere si svolge il tema del consumismo: una critica alle dinamiche del libero mercato, particolarmente focalizzate su quello dell’arte, ma in generale rivolte a tutte le dinamiche sociali che portano alla dipendenza dai beni materiali e all’ossessione del possesso.

Un documentario di venti minuti a cura di Butterfly e David Chaumet, realizzato appositamente per la mostra, racconta la figura di Banksy e ne spiega l'approccio artistico.

A chiudere il percorso, uno spazio multimediale racconta i luoghi di tutto il mondo in cui l'artista ha lasciato i suoi murales: alcuni tuttora esistenti, altri scomparsi o rimossi. Il visitatore ha qui l'impressione di entrare nella street culture, avvolto dai suoni e dalle visioni dei luoghi-non luoghi che da sempre ispirano i writers.

È lì, al confine delle città, dove il paesaggio urbano si disperde e dove l’umanità viene abbandonata, che si svolge la guerriglia controculturale di Banksy e degli street artist tutti.

“The Art of Banksy - A Visual Protest.” Rimarrà al Mudec di Milano fino al 14 aprile 2019