La Boldrini cancella l'arte fascista riabilitata dal comunista Veltroni

La presidente della Camera vuole cancellare le scritte inneggianti a Mussolini. Ma dimentica che fu proprio l'ex sindaco rosso della Capitale a promuovere il recupero dell'arte di regime

"L'apoteosi del fascismo", di Luigi Montanarini, nel salone d'onore del Coni

La polemica è trita, vieta, sdata. Le vestigia del fascismo vanno conservate come patrimonio storico o distrutte come retaggio di un'era di cui cancellare anche il ricordo?

Puntuale come un cucù, ritorna ciclica l'idea di cancellare l'impronta del Ventennio dai luoghi simboli del regime, a partire dal romanissimo Foro italico. La presidente della Camera Laura Boldrini propone di cancellare la scritta "Mussolini Dux" dall'obelisco che sorge al centro del complesso. Che, peraltro, è stato costruito in epoca fascista e quindi, per coerenza, andrebbe demolito del tutto - senza limitarsi ipocritamente a cancellare dal monumento solo il nome di colui per quale l'intero complesso venne eretto.

L'Italia del 2015 - è cosa nota - è costellata di monumenti di epoca fascista, in molti casi ancora corredati di più o meno espliciti riferimenti al regime. Un esempio per tutti, la meravigliosa Stazione Centrale di Milano, le cui facciate sono ancor oggi adornati con i fasci littori e le aquile imperiali di mussoliniana memoria.

Negli anni, anche la sinistra sembrava aver fatto pace con l'idea che non è una scritta nel marmo a far rivivere una dittatura e in alcuni casi ha addirittura promosso opere di restauro e recupero architettonico. La Boldrini, però, pare aver dimenticato che tra i tanti fu proprio Walter Veltroni uno dei massimi fautori di questa politica culturale, soprattutto da primo cittadino di Roma.

La presidente della Camera, che pochi giorni fa si precipitava ad omaggiare l'ex sindaco della Capitale presenziando alla prima del suo film "I bambini sanno", ha dimenticato che fu Veltroni a sdoganare la riapertura del più fascista tra i simboli fascisti: il balcone di Palazzo Venezia, la cosiddetta "propra d'Italia" da cui Mussolini tante volte si mostrò alla folla.

In una lunga intervista alla Stampa, nel 2013 Veltroni chiariva che, pur senza rinunciare a condannare il fascismo come male assoluto, "la storia, anche quella fascista, consegna i suoi prodotti, le sue opere d’arte, la sua architettura ai posteri perché abbiano coscienza e memoria della loro civiltà".

"Mi sembra assurdo - proseguiva Veltroni - che si continui a nascondere un ventennio che è parte tragica della nostra storia."

Tra i punti della "rivalutazione" dell'arte fascista proposta dall'esponente Pd che fecero più scalpore, ci fu il recupero di un quadro di Luigi Montanarini dal titolo inequivocabile, "Apoteosi del fascismo". Collocato nel salone d'onore del Coni, dal dopoguerra era stato sempre coperto da un drappo verde: "Proposi di toglierlo e mi guardarono con stupore e sollievo perché, siccome sono di sinistra, non ero sospettabile di nostalgia. Ora il dipinto è visibile", raccontava Veltroni.

Il soggetto è fascistissimo: un Mussolini in atteggiamento marziale arringa il popolo tra bandiere fasciste, legioni schierate e maschi trebbiatori a torso nudo. E poi Tricolori, aerei, rovine romane. Chissà che direbbe la Boldrini.