Brown vuole Benigni per un film «infernale»

L'autore in cima alle classifiche presenta il suo romanzo dantesco Affabile e brillante, non risparmia stoccate a chi snobba i bestseller

G li preparano uno strambo «trono» in plastica nera sotto una gigantografia della copertina con la faccia di Dante,in quel Palazzo vecchio che è uno degli elementi portanti del suo ultimo libro, Inferno (Mondadori). L'insieme sarà un po' kitsch ma è adeguato, pazienza se il San Zanobi dipinto dal Ghirlandaio sembra guardare l'apparato di intronizzazione con una certa perplessa severità. Piaccia o non piaccia Dan Brown è un re, anzi un imperatore del mercato editoriale. E, criticatelo pure, a suo modo è un divulgatore di cultura. O almeno di miti della cultura. Tanto per dire, grazie a questo suo ultimo thriller, solo in Italia 800mila copie in tre settimane e 9 milioni nel mondo, molti rimetteranno mano alla prima Cantica di Dante.

Dan Brown si manifesta alla presentazione italiana della sua ultima fatica col sorriso trionfante del ragazzo del New Hampshire che ha sfondato ma continua a vivere a Rye, un paesino con poco più di 1500 anime. Mentre si accinge a parlare, la collega di qualche tv dice al cameraman: «Riprendi dalla finestra la skyline, è importante! Robert Langdon nel libro la menziona più volte». Inutile spiegarle che il cupolone del Brunelleschi era importante anche prima. La danbrownite si è gia impadronita di tutti e si trasforma in applauso scrosciante. Lui sembra il più saggio, dal suo cadregone alza gli occhi al soffitto e agli affreschi e fa «whow» estasiato dalla sala. Poi tira subito fuori il mestiere del conferenziere navigato e ringrazia tutti quelli che deve ringraziare. Tutto di rito però ci mette una punta di intelligenza quando dice: «io amo Firenze perché per me è un personaggio». Quindi arriva il consueto turbillon di domande. Inevitabile quella sul perché abbia scelto proprio di cimentarsi con Dante. Sottinteso: un altro scippo dopo Da Vinci. Risponde col sorriso: «Quando avevo 18 anni e stavo iniziando a studiare italiano a un certo punto ho letto una verione semplificata della Divina Commedia. Mi colpì. Dante ha inventato l'Inferno, l'immagine che ne ha dato ha cambiato l'immaginario e influenzato la visione della Chiesa cattolica. Me ne sono reso conto scrivendo il Codice Da Vinci. Ovvio fosse uno spunto creativo». Quando arrivano le inevitabili domande su come veda proprio il Vaticano, bersaglio polemico anche in questo romanzo, la risposta vira sull'automatico: «Sapevo di non poter fare una conferenza stampa in italia senza che qualcuno citasse il Vaticano. In questo libro il Vaticano appare solo una volta, per il fatto che considera peccato il controllo delle nascite. La popolazione mondiale si è moltiplicata di tre volte nel lasso di tempo di una sola vita umana. È una considerazione su cui credo si debba riflettere».

Poi risponde felice a qualsiasi domanda su Dante e rivela che anche Inferno verrà adattato per il cinema: «Alla Sony sono davvero entusiasti di fare il film, e se la città di Firenze ci vorrà, a breve, in giro per la città, ci saranno un sacco di star e telecamere». Star? Quali star? «Sarebbe un grandissimo onore avere per il film Roberto Benigni, che è anche un grande dantista». Con tanti saluti ai prof di filologia dantesca.

Impossibile incrinare l'aplomb di Brown. Non ci riesce chi gli ricorda le stroncature: «A ogni scrittore piacerebbe che il suo libro fosse amato da tutti, non succede. I bestseller sono anche lo strumento che consente all'editoria di pubblicare cose peculiari e di nicchia. E io sono orgoglioso di questo mio contributo a far pubblicare anche altri scrittori». Insomma, niente orgoglio autoreferenziale ma una bacchettata a chi storce il naso ma sta in libreria anche grazie ai suoi milioni di copie. Il tutto senza mettersi in posa da Narciso come avrebbero fatto certi scrittori italiani, che hanno venduto in tutta la vita quello che lui vende in un'ora.

Idem quando gli si chiede della moglie e del di lei contributo ai suoi libri: «Mi aiuta con la sua conoscenza di arte e letteratura. Mi tiene con i piedi saldi per terra, al di là della mia posizione in classifica quando devo lavare i piatti lì lavo». E poi se ne va, perche il ritmo delle star é questo, seguiranno festeggiamenti serali e comparsate ai festival prima di ripartire verso il New Hampshire o chissá dove. Un inferno? Secondo Brown: «Il paradiso e l'inferno sono sulla terra e quasi sempre mischiati assieme».

Commenti
Ritratto di Memphis35

Memphis35

Gio, 06/06/2013 - 18:19

Con un guitto del calibro di Benigni il film, più che infernale, rischia di diventare grottesco.

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Ven, 07/06/2013 - 22:55

Basta! Ci siamo rotti i co@@@@ni di questi yanchee che si turismano il Belpaese, si incapricciano prima di Roma, proseguono con Firenze; ora, naturalmente toccherà a Venezia e poi Napoli e poi muori! Sempre che, ovviamente non gli dardeggi l'idea di tuffarsi nel vendoliano "trendy" mare pugliese tra trulli e masserie o che magari, per far contenti i loro amicozzi alla Clooney un po' gay e un po' sghei non si facciano una puntatina sulle rive lariane. Purtroppo ormai si sono imparati anche la via dell'Abruzzo dove il povero S. Stefano di Sessanio, da potente villaggio abbandonato è diventato un borghettino simpaticino e lucidatino; noioso e prevedibile; per foresti anche loro gay & sghei. L'Italia è altro e di più che non le trovate, magari geniali, del riccodan, ma troppo filmiche e globali. Vada Danbrown a prendere, se ci riesce, il paesaggio siciliano, ciociaro, calabrese, irpino, marchiciano, langarolo e pascoliano! Ma sono luoghi ormai già degradati e non più comprensibili, mi si dirà. Non più di quanto lo siano quelli umbro-toscani, appiattiti dal rittochino e dagli agriturismi che hanno sopraffatto ogni caratteristica autentica in nome di una spa sparpagliata e globalizzata al servizio degli appetiti più che della fame; per individui che non sanno quello che vogliono trovare, ma sanno quello che non vogliono perdere. Discorso effettivamente perdente, il mio, perchè, tanto, dietro il Dan ci sono i Din e davanti a quelli ogni morale salta o comincia ad avere un bel prezzo!