C’è più onore nel tradire bene che nell’esser fedeli così e così

Non desiderare la donna d’altri, certo, e però a che pro inserirlo a caratteri cubitali in un comandamento biblico se la regola non fosse appunto di desiderare le altre? Invece per le donne non si sa: o non le hanno contemplate perché devono essere fedeli in quanto costolette d’Adamo, oppure sono libere come farfalle, come farfalline, come Olgettine, altrimenti gli ebrei avrebbero specificato per loro di non desiderare l’uomo d’altri. Ai tempi biblici era vera la prima, adesso alle donne pie potrebbe far comodo la seconda, se non ora quando?
In ogni caso dimmi chi tradisci ti dirò chi sei, dimmi chi ami e ne saprò quanto prima, o forse perfino meno, perché l’amore sottrae identità. E forse per questo si fanno figli, per non morire di solitudine di coppia. Per questo ci si tradisce, non solo per far lavorare la mia amica Annamaria Bernardini de Pace.
Come in letteratura: finché c’è tradimento c’è romanzo, da Les liaisons dangereuses a Madame Bovary a quella stronza fatale dell’Albertine di Proust, mentre già con I promessi sposi ci voleva di mezzo un Don Rodrigo per scampare alla noia di Renzo e Lucia, i quali appena si mettono insieme finisce il romanzo e non vogliamo proprio sapere che fine hanno fatto, di sicuro la peggiore, quella di vivere per sempre felici e contenti. E Manzoni, maligno, e più sadico di Sade, come spiega il professor Ezio Raimondi ne Il romanzo senza idillio, alla fine butta lì pure che Lucia non era poi questo granché, una racchia.
E poi, sesso e sentimenti a parte, alla fine dipende sempre dai punti di vista. Non solo la Storia la fanno i vincitori, ma anche il discrimine tra tradimento e fedeltà. La storia della sinistra e della destra è piena di accuse di tradimento, soprattutto alle estremità, dove c’è sempre chi sta più a sinistra o più a destra dell’altro. D’altra parte siamo antifascisti, ma chi non ha seguito Mussolini a Salò non era un traditore? E chi è rimasto con Hitler nel bunker fino alla fine non merita una medaglia alla fedeltà?
Vale in politica ancora oggi, dove viceversa l’accusarsi di tradimento è all’ordine del giorno, a seconda dei casi. Solo l’anno scorso Pietro accusò alcuni suoi di essersi venduti per trenta denari a Berlusconi, pochi mesi il governo Berlusconi cadde e le telecamere di Montecitorio zoomarono su un foglietto su cui il premier aveva scritto la parola «traditori». Tanto poi la Costituzione sancisce il diritto degli eletti nel non avere «vincolo di mandato», si chiama libertà. Senza contare che, volendo, si può addirittura tradire il popolo a fin di bene, si chiama «ragion di Stato», Machiavelli docet, dove il fine giustifica i mezzi, figuriamoci i tradimenti. Oppure, nella versione italiana moderna, per qualsiasi tradimento e cambiamento di posizione ci si potrà definire «responsabili».
Al concetto di tradimento Giulio Giorello ha dedicato il suo ultimo libro, intitolato Il tradimento (Longanesi, pagg. 272, euro 14,90), partendo dal presupposto che tradire è facile ma tradire bene è difficile, e che comunque, appunto, tradire non sempre è male e essere fedeli non sempre è bene. Il più spietato con i traditori è stato Dante, che li ha scaraventati al centro dell’Inferno a divorarsi l’un l’altro. Non c’erano Scilipoti o Belsito o Lusi ma Ugolino della Gherardesca, che era passato dai Guelfi ai Ghibellini e finirà a sua volta tradito, destino di tutti i traditori. O Lucifero, il traditore massimo. Mentre il tradito storico per antonomasia è Giulio Cesare, e ovviamente il traditore Bruto, quello della famosa frase in latino «Tu quoque, Brute, fili mi?» che a un giovane d’oggi sembrerà ciociaro.
Tuttavia dal tradimento nasce spesso il rinnovamento, tradire significa mettere in dubbio, e la scienza è continuo tradimento delle opinioni consolidate. Così Galileo tradì la Chiesa con la difesa della visione copernicana ma tradì anche la verità, quando fu costretto a ritrattare. «L’umano tradimento» scrive Giorello, «può indicare se non la stella della redenzione almeno il piacere provato dai ribelli, seppure a caro prezzo. Bruto e Cassio non volevano il riscatto della Repubblica dal veleno sparso da Cesare?».
Io la prenderei perfino più larga, retrocedendo biologicamente di un miliardo di anni. Perché in natura va da sé: senza tradimenti non ci sarebbero neppure le specie, e quindi zero evoluzione, tutti fermi lì, alle cellule eucariotiche, in questo caso dal mio punto di vista non sarebbe stato neppure un male, anzi, si stava così bene quando non c’era quasi niente. Ma perfino nella mitologia religiosa giudaico-cristiana il fascino del tradimento è più forte della fedeltà: il mondo inizia con un tradimento di Eva, porca Eva, il Vangelo con quello di Giuda, porco Giuda. Su Giuda si è scritto molto: se era incluso nella profezia dei Salmi, non ha fatto solo da pedina al gioco divino? Non sarà povero Giuda? Inoltre i primi cristiani aspettavano il ritorno del messia in vita e da duemila anni stanno ancora lì impalati a aspettarlo, si chiamano fedeli per questo, e invece stai a vedere che proprio Giuda era l’unico che aveva capito tutto.
Commenti

rita gianni

Dom, 24/06/2012 - 19:44

Si tenga il suo giuda e lasci perdere il resto.... non è roba per lei.