A caccia di idee e sogni nascosti nella carne

Riflettere sull'esistenza. Quando siamo a nudo resta solo una domanda: "Ma io chi sono?"

La scienza la incalza. Le impiomba le ali impalpabili, la lega di neuroni. Ma in fondo lei, così abituata ad andare a braccetto col corpo, in fondo, non se la prende. Parliamo dell'Anima, quella con la A maiuscola. E davvero che la sua sia «aspirazione» alla trascendenza più che «vera» trascendenza poco importa. Perché? Perché tanto non bastano Dna, educazione, religione e pedagogia a imbrigliare quel puer aeternus che alla fine tutti, disperazione permettendo, tutti ci sentiamo dentro (voi no? Condoglianze). Ecco che allora la riflessione di Marcello Veneziani, intitolata appunto Anima e corpo (Mondadori, pagg. 168, euro 18) e di cui Il Giornale in questa pagina anticipa uno stralcio, si rivela uno strumento prezioso.

Veneziani si muove in punta di filosofia per raccontare tutte le idee che l'umanità ha formulato su questo binomio che ha fatto da motore molto mobile (l'anima per i greci è una farfalla sbarazzina) a tutte le civiltà. E se con l'anima gioca sul sapienziale, quando si occupa del corpo riesce a raccontarlo da dentro, con tutta la materialità che serve, giocando con la memoria personale.

E già questo excursus che Veneziani fa fare al lettore è pregevole. Però il libro in realtà punta altrove. Si cala nell'oggi, sulla necessità di dare senso a un mondo in cui l'anima ci appare un po' affaticata e il corpo di plastica. Cerca di rispondere a questa domanda: «Ma oltre a conservare la mia pelle... oltre i feticci, una tana, una polizza, che cosa posso mettere in salvo di tutto quel che fui, che vissi che feci? Cosa merita di restare?».
La risposta ovviamente è personale e Veneziani non vi nega la sua. La domanda invece è universale e il fatto che Veneziani ve la schiaffi in faccia è un regalo. Sgradito? Condoglianze.