A caccia di spie nei meandri di Istanbul

Tom Clancy (1947 - 2013) è stato il re indiscusso del tecno-thriller. Pochi altri scrittori hanno potuto, o potranno, vantare la sua competenza di cose militari. Per scoprire segreti militari ha usato prima la sua caparbietà, poi la sua fama. Risultato? È salito a bordo di elicotteri, sommergibili, corazzate, aerei e carrarmati per documentarsi sul mondo che amava raccontare. Con una capacità di dettaglio maniacale. Giusto per dare un esempio della sua passione: possedeva un carro armato M4 Sherman, e aveva in casa un personale poligono di tiro degno della Cia. Questo spiega come molti suoi romanzi descrivessero in anticipo sistemi d'arma, solo dopo balzati agli onori delle cronache. Per citare un caso clamoroso: in Uragano rosso (1986) attribuiva un ruolo fondamentale agli aerei Stealth di cui Washington ammise l'esistenza due anni dopo. E profetica è stata la sua descrizione dell'efficacia degli strumenti elettronici nella lotta al terrorismo.
Ora in libreria arriva il suo penultimo lavoro (scritto con la collaborazione di Mark Greaney), pubblicato oggi da Rizzoli: Scontro frontale (pagg. 668, euro 19,90). E di nuovo le doti da thrillerista di Clancy risplendono tutte. Il libro si inserisce nella saga della famiglia Ryan (padre e figlio) che accompagna il lettore dai tempi dell'Ottobre rosso. In questo caso il contesto dell'azione si sposta in Turchia e prende spunto dalla recente guerra in Libia. Un gruppo di ex agenti di Gheddafi, diventati ormai pericolosi cani sciolti, devono essere eliminati. Jack Ryan jr, figlio del Presidente degli Stati Uniti Jack Ryan, partecipa alla missione. Ma qualcosa va storto. Gli agenti Usa sono stati pedinati e filmati... Ma questo è solo l'inizio dei guai perché il clima politico fra Stati Uniti e la Cina – alle prese con la prima crisi economica della sua storia – diventa incandescente. E così, come sempre, in Clancy la fantasia gioca con una realtà evocando lo spettro di un futuro possibile. Speriamo non probabile.