Al «Café Julien» c’è la piccola America

Dawn Powell è una grande scrittrice americana dissipatasi nella prima metà del ’900 tra romanzi, racconti, giornalismo, saggistica, sempre sulla soglia della fama duratura e sempre pencolante verso il tracollo psico-fisico. Nata nell’Ohio e catapultata a New York, si prodigò in ogni dove, toccando negli anni ’50 qualche successo subito insidiato da smodatezze esistenziali rovinose (alcol, stravizi, malattie). Un percorso marcato da incontri significativi (Dos Passos, Hemingway, Peggy Guggenheim) e patito altresì tra abbandoni, solitudini esiziali. La materia di cui è intriso Café Julien (Fazi, pagg. 340, euro 18,50, trad. Silvia Castoldi), romanzo-verità ove il blando camuffamento di personaggi e situazioni eccentrici non sminuisce l’amara sostanza della «tragedia americana» di un piccolo mondo, di una generazione perduta.