Calligarich spezza i generi e spiazza i lettori

L'intreccio è di quelli memorabili: un corriere della droga tedesco, giunto in una nebbiosissima Milano per consegnare una quantità di cocaina nascosta in alcuni ovuli debitamente ingurgitati, resta incastrato in Italia, per un intoppo. Il «Ricevitore», l'uomo che avrebbe dovuto comprargli la partita, non risponde al cellulare. È morto? Non importa: «Prima regola adeguarsi alle circostanze. Sempre. Per cui inutile andare per il sottile quando le circostanze ti mettono alle corde...».
Adattarsi alle circostanze significa rifugiarsi in un «nido», cioè in un luogo sicuro, per evitare che la mafia russa, o un complice che non crede alla storia del cellulare che squilla a vuoto, ti faccia fuori. Un nido che rappresenta solo il primo degli irresistibili scarti dalla norma dell'hard-boiled che l'ultimo, atteso romanzo di Gianfranco Calligarich regala al lettore. Il luogo «sicuro» è l'appartamento di Principessa (Bompiani, 173 pagg., 16 euro), un travestito diffidente e con qualche difficoltà di comprendonio, che adora Via col vento. Poco dopo, il secondo sberleffo al genere pieno di impermeabili e donne fatali creato da Hammett: il trafficante decide di sedurre il padrone di casa dal sesso incerto. Basterà proporgli di vedere assieme, sul televisore del salotto, il suo film più amato; e allungare pian piano la mano sperando che Principessa, commossa dalle lacrime di Rossella O'Hara, ceda... Quel che accade dopo scatena un'esperienza letteraria troppo singolare per togliere al lettore il piacere di assaporarla per conto suo; ma se credete che le sorprese finiscano qui, vuol dire che non conoscete Calligarich. Del quale, dopo aver letto questo straordinario e spiazzante Principessa, si può azzardare un ritratto.
Calligarich ama religiosamente i generi, tutti ben invecchiati (nel senso enologico del termine) che ha attraversato, ma non è un oppiomane perso in un immaginario vintage. Questo autore di culto apprezzato da Garboli e dalla Ginzburg, che un paio di anni fa ha vinto il Bagutta, si rivolge alla splendida larva del racconto sentimentale alla Hemingway - o del thriller psicanalitico alla Hitchcock, o dei fangosi noir di Chandler - con la stessa devozione, libera e succube a un tempo, con cui il feticista si abbandona alle sue perversioni. Siamo di fronte a un atteggiamento verso la scrittura rarissimo in Italia, e misconosciuto. Principessa in particolare è una «riattivazione» del genere hard-boiled come Il cavaliere della Rosa lo è dell'opera mozartiana o Così parlò Zarathustra del Vangelo: e anche se non si tratta di un'operazione «intellettuale» eseguita a mente fredda, Calligarich è più vicino a un Alphonse Allais, alla sua magistrale capacità di giocare con gli automatismi dei lettori, che ai suoi modelli americani. Vederlo come il campione di una letteratura bigger than life significa fare torto alla sua intelligenza; e in fondo, anche a quella dei suoi estimatori.