Cetto La Qualunque e Scilipoti? Li inventò Vamba, cent'anni fa

Nel 1898, il papà di Gian Burrasca creò il prototipo del politico italico: cinico, trafficone e buono per tutte le stagioni. Anche per quella attuale...

«Io che tengo molto alla mia coerenza politica - ripeteva l'onorevole Qualunquo Qualunqui, fedele al partito dei Purchessisti, propugnatore del programma Qualsivoglia, sostenitore del gabinetto Qualsiasi - sono ancora ministeriale col Crispi come ero col Giolitti, come ero col Rudinì, come ero col Depretis». Qualunquemente. Quanti onorevoli qualunqui, dall'età giolittiana al governo del lecca Letta, ha conosciuto il nostro mercenario Bel Paese... E quanti onorevoli, che tengono molto alla loro coerenza politica, sono ancora «ministeriali» col governo Letta, come lo erano con Monti, come lo erano con Berlusconi, come lo erano...

L'Italia politica è sempre stata trasformista, voltagabbana, clientelista, fanfarona. Qualunquista. Del resto, figlia di madre ignota e di papà Machiavelli, non ha mai chiesto ai propri governanti di essere coerenti, gli ha sempre chiesto di essere vincenti. E spesso non furono né l'uno né l'altro.
E incoerente su tutto rimanendo fedele solo a se stesso, con tutti i difetti peggiori del migliore politico, è l'onorevole Qualunqui, protagonista dell'irresistibile omonimo pamphlet scritto con ironia e con rabbia dal fiorentino Luigi Bertelli (1858–1920), alias Vamba, giornalista di gran penna ma ben più noto come papà di Gian Burrasca. Uscito a puntate nel 1898 sulla rivista umorista L'O di GiottoL'onorevole Qualunqui torna, ripescato dall'oblio dall'ex fogliante e frondista Beppe Benvenuto, per le edizioni Barion. Ha parecchie legislature sulla gabbana, l'onorevole Qualunqui. Ma è in formissima. Oggi identico ad allora, eterno ideal tipo del politico a là casta.

Ambizioso, cinico, arrivista, prepotente, adulatore, corrotto, corruttore, inaffidabile. L'onorevole Qualunqui - uno che «continuava a domandare aiuto a tutti, poiché è savia tradizione del partito dei Purchessisti l'assicurarsi in ogni modo e in ogni caso il soccorso del Governo, che, se non fa bene, non fa mai male» - nella sua ricerca spasmodica del potere è il pronipote ossequioso dei Borgia e del Principe, il figlio del Connubio cavouriano, il fratello del trasformista De Pretis, il padre dei Fanfani, il nonno degli Scilipoti, il trisavolo del Cetto La Qualunque di Albanese memoria, che avendo previsto tutto, non ha inventato niente.

Ambientato subito dopo la caduta del gabinetto Giolitti del 1893, quando il Re aveva già affidato l'incarico all'onorevole Crispi, il racconto di Vamba ricostruisce gli ultimi diciotto mesi di vita parlamentare dell'onorevole Qualunqui, un meraviglioso Mastella ante litteram e finiano in pectore, che era già stato con Depretis, e poi con Rudinì, e poi con Giolitti, e ora traffica, fra adulazione e voti di scambio, per ottenere un incarico dal Crispi, pronto a sottomettersi «alla grande legge di adattamento, la quale è ormai divenuta più forte nel regno morale che in quello materiale».
In mezzo, è un frenetico can can di viaggi «interessati» fra il collegio elettorale di Dovunque e Roma, di sedute parlamentari e extraparlamentari (c'è una notte brava in una locanda all'Acquacetosa con tre ragazze...), di tradimenti e vendette (c'è pure un omicidio “di sesso”), di bancarotte e mazzette («dopo che scoppiò la bomba della Banca Romana, è stato un continuo scoppiettìo di scandali bancari d'ogni genere»...), di impagabili lezioni di politica («Che vuoi? - disse l'onorevole - Bisogna chiudere un occhio... per non farseli levar tutti e due») e insegnamenti universali («E mentre il ministro Costa cercava persuadere la Camera che nelle riforme bisogna andar per gradi... ce n'erano già in Roma trentatrè all'ombra»).

Nel racconto di Vamba, e nelle faccende poco onorevoli dell'onorevole Qualunqui (che potrà contare sui consigli, purtroppo inutili, del Machiavelli, evocato da un medium), c'è tutta l'Italietta politicante di ieri e di oggi, sempre identica a se stessa: l'Italia qualunque di Guglielmo Giannini e quella falsacchiona di Oscar Giannino, l'Italia strapaesana di Antonio-Totò La Trippa, quella demoipocrita dell'onorevole Tognazzi, quella tangentara dei socialisti un po' craxiani e un po' no, quella ribaltona dei Fini, quella della compravendita alla fattoria di Montecitorio, quella vaffanculara dei grillini al tempo dei «cittadini qualunque»... Quella eternamente doppia e compromessa, dove «uno che sia stato ministro e si trovi sotto accusa, da qualunque parte si pigli... non si piglia mai», come disse, qualunquemente, cento e più anni fa, il Vamba.

Commenti
Ritratto di Dreamer_66

Dreamer_66

Dom, 28/07/2013 - 11:27

Prevevedo una telefonata infuocata di Scilipoti a Berlusconi per protestare contro l'indegno trattamento al quale viene sottoposto oggi su questo giornale. Poverino, in fin dei conti è stato un eccellente leccaculo corrotto.... non si fa così! (P.S. ve ne siete accorti anche voi... alla buon'ora!)

yulbrynner

Dom, 28/07/2013 - 15:57

scilipoti ahahahah mi sembra uscito dai vecchi film con lino banfi bombolo vitali e montagnani.. noon so.. ma a me da questa sensazione...

Ritratto di massiga

massiga

Dom, 28/07/2013 - 17:02

Cari berluscones, vi ricordo ch Scillipoti lo avete votato voi. Non era nemmeno un segreto alle ultime elezioni.