Che battaglie sottomarine sull' U-boot 44

Underseeboot, battello sottomarino in tedesco, parola generalmente abbreviata in u-boot. Senza dubbio i mezzi navali dell'Asse più temuti della Seconda guerra mondiale. Gli unici capaci di mettere a rischio i convogli che rifornivano l'Inghilterra. Una leggenda per gli appassionati di storia militare. E anche ovviamente «materiale» perfetto per la creazione di romanzi storici. L'esempio più famoso è forse la saga dell'U-boot 96 raccontata da Lothar Günter Buchheim nel libro omonimo e ripresa nel film del 1981 di Wolfgang Petersen. Ma se Bucheim, che fu davvero un sommergibilista tedesco, ha affidato la sua fortuna ad un solo libro, lo scrittore più prolifico sui vascelli della Kriegsmarine è, paradossalmente, un inglese. Si chiama Edwyn Gray: storico navale con all'attivo molti testi accademici sul tema. Per il grande pubblico Gray però è famoso soprattutto per aver raccontato le avventure di Konrad Bergman, un giovane ufficiale bavarese (di totale invenzione) che diventa comandante dell'U-boot 44 e che partecipa a tutte le fasi più cruente della guerra sottomarina contro l'Inghilterra. I suoi romanzi erano approdati in Italia per i tipi di Longanesi negli anni '70 e poi sono spariti. Ora li ripropone Meridiano Zero. A partire dal primo della serie L'U-boot della morte (pagg. 203, euro 10). Ne esce un riuscito affresco di un'epoca, e una narrazione densa di avventure e colpi di scena sempre però raccontati con attenzione ai veri dettagli tecnici dei battelli e alla cronaca della guerra (curatissime le ricostruzioni della figura dell'ammiraglio Dönitz e dell'ammiraglio Raeder). Vale quindi la pena di riscoprire questi libri. Stupefacenti anche per il far play tra ex nemici. Così Edwyn Gray nella prefazione di L'U-boot della morte sui marinai tedeschi: «Questi uomini avevano un profondo senso del dovere ed erano autentici patrioti. Pur essendomi ritrovato sul versante opposto della barricata nel 1939, ho una grande ammirazione per la loro capacità professionale e un profondo rispetto per la loro integrità morale».