Che ruffiani i «grazie» degli scrittori

Quando pubblicai il mio primo romanzo lasciai in bianco la pagina dei ringraziamenti, dietro la quale subodoravo la possibilità di una catastrofe. Ora che ho letto Lui sa perché posso dire che avevo ragione ad aver paura. Nessuno si salva dai propri ringraziamenti.

Lui sa perché (ISBN, pagg. 204, euro 11, prefazione di Stefano Bartezzaghi, con una nota di Umberto Eco) è un perfido volumetto curato da Sergio Garufi e Carolina Cutolo in cui si infilzano gli scrittori ai loro «grazie» come le farfalle allo spillo dell'entomologo. Ci sono gli scrittori che, più che ringraziare, elogiano se stessi (Giuseppina Torregrossa: «Ringrazio Maria Pia Farinella, mia generosa estimatrice») e quelli che raccontano come è nato il libro, con particolari che non interessano a nessuno (Gabriella Genisi: «Niente sarebbe accaduto se nel settembre 2009 non fossi andata allo Woman Fiction Festival di Matera...»). Gli spudorati ne approfittano per segnalare che si è intimi di qualche vip (Saviano: «Ringrazio Bono Vox per un perenne invito aperto ai concerti degli U2»), ma se il vip è morto tanto meglio, si ricadrà nella variante mesmerica ringraziando Jane Austen o Stevenson. Con piacere perverso si riporta il caso di chi ringrazia Saturno, Marte, Giove, o pesca uno sconosciuto nell'elenco telefonico e gli fa il torto di ringraziarlo. Fa capolino il pragmatismo stralunato di Gramellini («In quest'opera di sartoria psicanalitica mi sono state di grande aiuto le compresse masticabili di vitamina C») accanto al patetismo sciroccato della Mazzantini («Grazie, amici, di questo splendore»).

Innumerevoli quelli che ringraziano l'editore «per avere scommesso su di me», sterminata la genìa dei romanzieri omaggianti il gatto o il cane di casa, smisurato il popolo di scribacchini che si inchinano di fronte a coloro «che hanno sopportato» durante il lungo e travagliato processo creativo. Sopportano mogli, figli, amici, colleghi del genio. Esemplari le parole di Mara Bertamini: «Dulcis in fundo, al mio compagno, per aver sopportato con signorilità le mie assenze». Signor Bertamini, non solo le siamo solidali: ci auguriamo che sulla fronte della sua amata non sia rimasto un centimetro quadrato di epidermide dal quale non spuntino complessi, ramificati, imponenti palchi di corna. Passi pure la sopportazione, ma non si evoca il demone della signorilità impunemente. Nemmeno nel più ipocrita dei ringraziamenti.