Chi era

Samuel Huntington, newyorchese, laureato a Yale, aveva 81 anni: era nato il 18 aprile 1927. A lungo docente all’Università di Harvard, autore di 17 libri e un centinaio di articoli scientifici, è stato uno dei più influenti politologi statunitensi degli ultimi anni, noto per la sua analisi della relazioni tra governo civile e potere militare, per i suoi studi sui colpi di Stato e soprattutto per le sue tesi sugli attori politici principali del Ventunesimo secolo: le civiltà che tendono a sostituire gli Stati-nazione. Dopo la Seconda guerra mondiale, svolse - insieme a un gruppo di allievi di Leo Strauss - un ruolo importante nel lancio del movimento neoconservatore. Huntington divenne famoso negli anni Sessanta con la pubblicazione del saggio «Political Order in Changing Societies», un lavoro che sfidava le teorie convenzionali sulla modernizzazione, le quali sostenevano che il progresso economico e sociale porterebbe alla nascita di democrazie stabili nei Paesi di recente decolonizzazione. Nel 1993, Huntington diede il via a un dibattito fra i teorici delle relazioni internazionali con la pubblicazione in «Foreign Affairs» di un articolo estremamente influente e citato, intitolato «The Clash of Civilizations?» («Lo scontro di civiltà?»), in seguito ampliato fino a diventare un libro, pubblicato nel 1996 da Simon and Schuster, intitolato «The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order» («Lo scontro delle civiltà e la nuova costruzione dell’ordine mondiale», tradotto in 39 lingue). Secondo la tesi di Huntington, i conflitti successivi alla Guerra fredda si verificherebbero con maggiore frequenza e violenza lungo le linee di divisione culturale (o di civiltà, come quella islamica, occidentale ecc.) e non più politico-ideologica, come accadeva nel XX secolo, durante la Guerra fredda. Non capire questo cambio di orizzonti avrebbe provocato, secondo lo studioso, gravi conseguenze: «Nel mondo che emerge - scrive Huntington in «The clash of civilizations and the remaking of world Order» - un mondo fatto di conflitti etnici e scontri di civiltà, la convinzione occidentale dell’universalità della propria cultura comporta tre problemi: è falsa, è immorale, è pericolosa... l’imperialismo è la conseguenza logica e necessaria dell’universalismo». La visione dello studioso fin dall’epoca dell’uscita del saggio non mancò di suscitare polemiche e discussioni. Non mancò chi, come Edward Said, intervenne a gamba tesa: attaccò Huntington con un saggio intitolato «Lo scontro dell’ignoranza».