il commento 2 Decreto cultura tra luci e ombre

M eno di un anno fa (agosto 2013) il governo Letta varava il decreto Valore cultura, per il «rilancio» dei beni culturali. Con il decreto Art bonus ora si interviene su alcune delle stesse questioni: donazioni, fondazioni lirico-sinfoniche, progetto Grande Pompei, ecc. Le norme continuano a susseguirsi, mentre il «rilancio» del nostro patrimonio culturale ancora non si vede. Nel frattempo la normativa si ingarbuglia sempre più. Esemplificativo è il caso delle donazioni alla cultura. Il decreto Valore cultura si proponeva di facilitare le donazioni fino a 10.000 euro. Presto però ci si è accorti della difficoltà di stabilire i criteri di acquisizione delle donazioni. La misura è rimasta inapplicata per la mancanza del regolamento attuativo. Il nuovo decreto ora supera tale norma e introduce robusti sgravi fiscali per gli atti di mecenatismo: un credito di imposta del 65% (per il 2014 e il 2015) e del 50% (per il 2016), «deroghe temporanee» a specifici articoli del TUIR. Si tratta di provvedimenti importanti, di interventi sulla leva fiscale per incentivare il mecenatismo e stimolare l'afflusso di risorse private per la cultura. Sempre dello stesso segno, e pertanto da giudicarsi positivamente, è l'intervento sull'Iva degli eBook (dal 22% al 10%). Il che avvicina ma non equipara libro a stampa e libro digitale. Pure per il cinema si ritocca la normativa riguardante il tax credit, che è stato capace di attrarre in questi ultimi anni importanti investimenti. Oggi l'importo massimo di credito d'imposta riconoscibile al singolo film è di 5 milioni di euro. Il decreto lo eleva a 10 milioni, per attrarre produzioni internazionali con cospicui budget. Il nuovo decreto ritorna poi a occuparsi di fondazioni lirico-sinfoniche. Anche qui si è ormai perso il conto degli interventi normativi avvenuti negli ultimi anni. Si danno ulteriori risorse (50 milioni) a un settore che ha costantemente drenato denaro pubblico senza mai raggiungere una parvenza di stabilità economico-finanziaria. Si torna poi a rendere possibili forme di autonomia per specifiche fondazioni con determinati requisiti: da anni si cerca di dare «forme organizzative speciali» stabili a realtà con prestigio internazionale come il Teatro alla Scala. Il progetto Grande Pompei doveva portare al rilancio del principale sito archeologico italiano. Per non perdere i finanziamenti europei di 105 milioni di euro ora si interviene per concedere poteri commissariali al direttore, che potrà operare in deroga al codice dei contratti pubblici. Il decreto contiene poi tanto altro, anche per quanto riguarda il turismo. Il quadro che ne esce, ancora una volta, è quello di una gestione emergenziale e provvisoria del settore culturale. Entro 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il decreto dovrà essere convertito in legge. A proposito di certezza e stabilità delle norme, prepariamoci a vedere modificato il testo in sede di conversione.