il commento 2 Quelle battaglie troppo di parte sui diritti civili

di Massimiliano Parente
In Italia saranno pure tutti liberali, ma sui diritti civili ognuno si fa i cavoli suoi, o meglio pensa al proprio «particulare», come aveva già capito Niccolò Machiavelli degli italiani nel 1513, cinquecento anni fa quasi spaccati. Basta vedere che pasticcio è venuto fuori nel documento sui diritti civili dell'Assemblea del Pd, non si capisce niente, è scritto apposta per non capirci niente. E però fateci caso: in sostanza ognuno si mobilita per se stesso. Per esempio le donne si preoccupano delle donne, gli omosessuali si preoccupano dei diritti degli omosessuali e così via. Per cui non ho visto movimenti omosessuali scagliarsi contro la legge 40, magari perché non interessati alla fecondazione assistita, tranne qualche lesbica, perché interessata alla fecondazione assistita. Su Twitter il mese scorso si è scatenato un pollaio di donne, le solite del «Se non ora, quando?», al solo sospetto che la consulta potesse cancellare la 194, l'hashtag era #save194, perché nessuno togliesse loro il diritto di abortire. Senza accorgersi che, a rigor di logica, questo diritto gli è stato già tolto in teoria già con la legge 40, perché se l'embrione è una persona, il passo successivo è che lo sia a maggior ragione anche il feto. Invece le senonoraquandine sulla legge 40 si scaldano poco, ritenendo le riguardi poco, mentre dovrebbero essere furiose, altro che 194. Tuttavia la legge 40 riguarda anche la ricerca scientifica sulle staminali embrionali, ma lì si sono mossi gli scienziati, i quali a loro volta non si mobilitano troppo né per le donne né per gli omosessuali. Tra gli editorialisti, per carità, c'è Piero Ostellino, che sul Corriere della Sera si mobilita per tutto, in nome della cultura liberale, infatti nessuno lo ascolta. Alla fine gli omosessuali si mobilitano nei Gay Pride, le donne femministe per le donne femministe, Mina Welby per l'eutanasia, chi ha avuto un padre arrestato per i detenuti, chi è stato intercettato contro le intercettazioni. In Italia, radicali a parte, e a parte il piccolo settimanale di sinistra di Piero Sansonetti che si chiama appunto Gli altri, nessuno scende in piazza, o almeno su Twitter, per un principio di libertà individuale che valga per tutti, è sempre tutta una lagna di categoria, come se la libertà fosse un sindacato dei propri interessi. Eppure basterebbe essere a favore di tutto ciò che non danneggia gli altri, così anche gli altri saranno a favore di ciò che interessa noi. Insomma: sarebbe bello se tutti scendessero in piazza per la libertà degli altri.