La correttezza di Guareschi con i correttori

Il refuso è una maledizione, ma spesso divertente. Soprattutto nell'editoria. È quasi un genere a sé: si potrebbe scrivere un breve pamphlet . O pamplet . Solo nelle ultime settimane è uscito il libro di Barbara D'Urso, Se lo desideri, accade , con il sottotitolo: «Scegli la tua strada, il resto verra da sé». Dove miracolosamente l'accento di «sé» è quello giusto. Ma manca a «verrà». Mentre la nuova edizione, di uno storico marchio, del capolavoro di Dumas, è uscito con - sulla costola!- il titolo: I tre Moshcettieri . Senza contare la spending review, che ha fatto fuori i correttori di bozze nelle case editrici e nei giornali, e ha allargato il mare da cui pescare gli esempi.

Comunque. Tutto questo per dire che una casa editrice che ha fatto del refuso (voluto) il proprio marchio, le edizioni Henry Beyle (Henri Beyle, con la «i», era il vero nome di Stendhal) ha appena pubblicato, con una cura editoriale impeccabile come sempre, un breve scritto di Giovannino Guareschi del 1968 dal titolo La donna elefante , sottotitolo: «Elogio del correttore di bozze». Il quale correttore di bozze, in effetti, è qualcosa di cui non si può fare a meno, se si pensa, come ricorda umoristicamente Guareschi, che fu inventato contestualmente alla stampa a caratteri mobili, quando Johannes Gutenberg, «tirata una bozza della sua prima composizione tipografica, trovò, nella seconda riga, una signora elefante al posto di una signora elegante ». Appunto.

E così, Giovannino canta una spassosa lode della figura del correttore di bozze, un uomo infelice, che gira per le strade e legge tutti i cartelli, le insegne, le pubblicità luminose, «sempre in affannosa ricerca di errori». Un buontempone che non si limita a correggere gli errori tipografici, «ma cambia la parola che non gli sembra appropriata, o la frase che non gli sembra abbastanza efficace»... Nei casi più gravi «cambia addirittura i finali delle novelle o imposta e risolve in altro modo i romanzi che capitano sotto la sua revisione». I più coscienziosi, quando si accorgono di non aver corretto qualche errore «si mettono vicino alla rotativa, e copia per copia, correggono a mano il refuso». E sì che i grandi scrittori, invece, sono cattivi col correttore di bozze. «Lo maltrattano sempre quando egli dimentica di segnare una virgola, ma non lo ringraziano mai quando corregge loro la parola I taglia ». E la cosa peggiore è che magari, per il grande scrittore, non è neppure un errore.