Così Benedetto Croce reinventò l'estetica Grazie a Pulcinella

Lo storico Giuseppe Galasso indaga gli aspetti meno noti del grande intellettuale. E ce li restituisce in una miscellanea

Ernesto De Martino ne La terra del rimorso racconta che alla parete della stanza delle riunioni c'era un grande ritratto di Benedetto Croce e «il filosofo ci guardava con la sua aria amabilmente sorniona e maliziosa, durante le discussioni in cui, malgrado ogni apparenza, si parlava ancora di lui». Credo di non sbagliare se dico che anche Giuseppe Galasso - che, del resto, cita proprio De Martino e il suo «rimorso» - si sentirà benignamente osservato nel suo studio da Croce al quale ritorna, per sosta e per consiglio, come ad una «fonte di luce» o ad «acque più limpide e sicure» per abbeverarsi e rinfrescare il pensiero. Perché, in fondo, come un tempo si parlava del «segreto di Hegel», così oggi possiamo discorrere di un «segreto di Croce» che, per chi conosce Croce, è quasi un «segreto di Pulcinella» e consiste nella natura occasionale del pensiero che per costituzione è legato alla vita.

Dopo 25 anni dalla pubblicazione di Croce e lo spirito del suo tempo , Galasso ritorna su i suoi passi e sulle orme di Croce con una raccolta di scritti editi nel corso di questo quarto di secolo. Non credo di essere in errore se dico che il merito maggiore degli studi accademici del professor Galasso sullo storicismo crociano sia lo sforzo, andato a buon fine, di mostrare il nodo esistente tra la filosofia crociana «e il suo tempo» ossia la vita stessa: un «carattere», quest'ultimo, che mette in rilievo la freschezza sempre rinnovata della filosofia dei distinti. Infatti, è questo il motivo che ha spinto lo storico napoletano a intitolare il libro La memoria, la vita, i valori. Itinerari crociani (edito da Il Mulino e dall'Istituto Italiano per gli Studi Storici uscirà il 27 agosto). La memoria perché per Croce, come dice La storia come pensiero e come azione , «la realtà è storia, e nient'altro che storia». La vita perché, come sottolinea anche Galasso, Croce è un filosofo della vita in cui il pensiero non è una disciplina accademica ma una funzione vitale e la splendida chiusa della autobiografica Filosofia della pratica è al contempo filosofia e vita: «Nessun sistema filosofico è definitivo, perché la Vita, essa, non è mai definitiva. Un sistema filosofico risolve un gruppo di problemi storicamente dati, e prepara le condizioni per la posizione di altri problemi, cioè di nuovi sistemi. Così è sempre stato, e così sarà sempre». E i valori? Croce usa la parola «valori» con parsimonia e, a volte, quasi controvoglia ma qui Galasso vuole intendere che le quattro categorie dello spirito - Bello, Vero, Vitale, Bene - sono predicati del giudizio a cui corrispondono reali esistenze giacché lo spirito, ossia la concreta storia umana, è una «potenza del fare» nel cui circolo anche il pensiero è un'attività che ricostruisce i fatti accaduti. Ecco perché non solo la filosofia di Croce ma nessuna filosofia vive e funziona se è allontanata dalla vita reale e civile ed è resa sterile, accademica, monacale. Non a caso era proprio Croce che, rifacendosi al suo amato Goethe, sottolineava la natura occasionale del pensiero che per ben giudicare deve lavorare sui fatti, deve nascere dalla vita per ritornare alla vita, come accade alla poesia.

Tra i saggi che compongono la miscellanea di Galasso quello qui forse più calzante è il primo: Il saggio su Pulcinella . Sul finire dell'Ottocento, Croce lavorò non solo su Marx e su Francesco De Sanctis, sull'estetica e sulla Napoli del 1799 ma anche su Pulcinella, anzi, sulla sua maschera. Un divertissement ? Tutt'altro. In quello scritto del 1898, che incuriosì Gentile, Croce cominciò a saggiare il suo giudizio estetico riconducendo la maschera di Pulcinella dalle genericità psicologiche e dalle generalizzazioni sociologiche alle individualità dei casi letterari e alla storia effettiva dei volti che di volta in volta assumeva la maschera nell'ambito di quella commedia dell'arte alla quale Pulcinella fu ricondotto. L'interesse di Croce per Pulcinella non nacque dall'erudizione, ma prese corpo quando leggendo De Sanctis si soffermò sul «carattere di Pulcinella» e ad un passo saltò fuori il problema critico che si può formulare così: chi è Pulcinella? L'importanza della risposta di Croce consiste nel ricondurre un vago “tipo” di nome Pulcinella alla sua estetica e storica maschera teatrale distinguendo così la maschera dal successivo mito di Pulcinella. Scrivendo il saggio su Pulcinella, Croce si era incamminato sulla strada dell' Estetica del 1902 e, forse, non è sbagliato dire che il problema dell'intuizione estetica prese forma per la prima volta intorno a Pulcinella.