Un letterato fra gli intrighi del Cremlino

Cronaca di dieci giorni tra pranzi, conversazioni spiate e incontri con poeti per salvare due "colleghi" dai Gulag

Lo scrittore Giancarlo Vigorelli (1913-2005)

Giancarlo Vigorelli fu molte cose: giornalista, scrittore, critico letterario, grande conoscitore del Manzoni, instancabile promoter culturale. E fu, anche, per anni, «un ponte tra la nostra cultura e quella sigillata dell'Oriente europeo posto sotto la cappa asfittica del regime sovietico, “infiltrandovi” il respiro della libertà, della creatività, della spiritualità», come ha scritto monsignor Gianfranco Ravasi. In qualità di segretario della Comunità europea degli scrittori (la COMES, nata nel '58 e presieduta da Giuseppe Ungaretti), Vigorelli infatti più volte ebbe modo di battersi «in soccorso» dei colleghi censurati, condannati, zittiti: dalla Spagna ai Paesi dell'Est, ma soprattutto in Unione sovietica, dove «entrò» diverse volte per sostenere le ragioni degli scrittori dissidenti.

Un viaggio importante, fra i tanti, fu quello dell'aprile 1966, quando Vigorelli si recò a Mosca, in visita «ufficiale» (la COMES era in quel momento l'unico canale culturale tra i due blocchi) per portare all'attenzione internazionale, e tentare di sbloccare, il caso degli scrittori Andrej Sinjavskij e Julij Daniel, nei confronti dei quali si era appena concluso un processo con una pesante condanna detentiva. Soffiava il vento del Gulag. Di quelle giornate fitte di appuntamenti, trattative estenuanti, sottili giochi di potere, e serate a teatro, pranzi «di lavoro», il fiato e gli occhi sul collo del Kgb (per parlare di “cose politiche”, come nei film, si esce in giardino), le lunghe chiacchierate con i giornalisti italiani accreditati al Cremlino e incontri sorprendenti (con la compagna di Majakovskij, Lilja Brik, con un giovanissimo Brodskij...), è rimasto un quadernetto di un centinaio di fogli che la vedova dello scrittore lombardo, Carla Tolomei, ha ora deciso di pubblicare: Diario moscovita. Appunti sul dispotismo russo (Mimesis). Doveva uscire per il centenario di Giancarlo Vigorelli (1913-2005), è comunque una bellissima sorpresa: il diario non è solo inedito, non ne era neppure conosciuta l'esistenza.

Scritto tra l'11 e il 23 aprile, «quasi con furia», a caldo, nell'immediatezza degli eventi, in alcune pagine addirittura in forma di appunti grezzi, il diario di Vigorelli racconta da una parte, nel particolare, l'affaire Sinjavskij-Daniel, due scrittori molto noti, accusati di propaganda antisovietica per aver stampato in Occidente i loro libri, sottraendoli al controllo della censura e dell'apparato di sicurezza, e condannati ai lavori forzati, sette e cinque anni rispettivamente; con tutto il lavorio intellettuale e diplomatico del segretario della COMES, quasi in concorrenza con il Pen Club (!), per liberare i due dissidenti. Ma, dall'altra, in maniera più generale, il quaderno svela il volto, se ancora ce ne fosse bisogno (e ce n'è, anche ai tempi delle Pussy Riot), della grande e dispotica Russia che mal tollera le critiche degli artisti.

C'è, al proposito, un verso straordinario del poeta Mikhail Svetlov, ascoltato e appuntato da Vigorelli: «Il comunismo è il desiderio di mettere insieme la tua solitudine a quella del tuo vicino di casa». A riprova che l'uomo di lettere capisce prima, e meglio, dell'uomo politico, l'essenza delle cose. Poi sta al proprio coraggio dirle o no.