«Il detective cieco» ci apre gli occhi sui segreti criminali

Per fargliela vedere, a quelli che non credevano in lui, s'inventò una cosa mai vista, anzi ritenuta pressoché impossibile: un detective cieco. Era una sfida folle, quella di Ernest Bramah (1868-1942) il quale, dopo gli studi compiuti a Manchester, si era dedicato con pochissima fortuna al lavoro agricolo, prima come dipendente e poi in proprio, gestendo una fattoria rilevata dal padre. Nel frattempo, i suoi timidi esordi in ambito letterario, con prose di tono satirico, avevano lasciato il tempo trovato. O quasi, perché Jerome K. Jerome, il celebre umorista autore di Tre uomini in barca (per tacer del cane) e Tre uomini a zonzo , lo assunse come segretario. Meglio che niente, un misero salario era qualcosa, in tempi di magra...

Tipico esemplare della categoria di operatori della penna che non meritavano, agli occhi dell'industria culturale, di chiamarsi «scrittori» e che fino ai primi dell'Ottocento bazzicavano in Grub Street a Londra, aspiranti romanzieri, aspiranti poeti, aspiranti giornalisti e soprattutto aspiranti benestanti, descritti da George Gissing in New Grub Street (1891), Bramah dovette attendere il nuovo secolo per mettere il naso fuori dall'anonimato. Lo fece grazie a Grant Richards nel 1900, dopo essere stato rimbalzato da altri otto editori, con le avventure fantasy di un singolare personaggio, Kai Lung, sorta di menestrello itinerante nell'antica Cina. The Wallet of Kai Lung ebbe buoni riscontri di vendite, tanto che negli anni '20 e '30 uscirono altri volumi incentrati su questo mite intellettuale fedele alla Tradizione e alla moglie Hwa-mei. Poi venne What Might Have Been: The Story of a Social War , datato 1907, un romanzo distopico anti socialista da cui emerge l'anima conservatrice dell'autore. Quarant'anni dopo George Orwell ammetterà di esserne stato influenzato per il suo 1984 .

Insomma, il buon Ernest aveva incominciato a far parlare di sé. Ma ci voleva un colpaccio. Entrare nel salotto buono della detective-story sarebbe stato un modo per assicurarsi, di riflesso, un posto numerato nel parterre dei... maggiori fra i minori. Così nacque Max Carrados, il detective cieco. L'esordio avviene nel 1914 con il racconto The Coin of Dionysius , dove mister Carlyle, destinato a diventare il dottor Watson di questo Sherlock Holmes che trasforma il peggiore degli handicap nella più stupefacente delle qualità deduttive, reincontra per caso il suo vecchio compagno di studi, divenuto esperto in numismatica. Carlyle, diversamente dal medico portaborse e biografo della volpe di Baker Street, è anch'esso un investigatore privato, dopo esser stato radiato dall'albo dei procuratori per aver falsificato alcuni documenti. Il sodalizio fra i due produce, fra il '14 e il '34, ben 26 racconti e un romanzo, The Bravo of London . E, particolare non trascurabile, agli inizi le avventure mirabolanti di Max Carrados comparvero sullo Strand Magazine accanto a quelle del suo collega dalla vista acutissima, generando una competizione a colpi di scena.

Dal 25 marzo, quattro racconti del canone di Carrados (fra cui il primo già citato, qui con il titolo La moneta antica ) li troveremo riuniti in Il detective cieco edito da Castelvecchi (pagg. 96, euro 12, 50, traduzione di Fernando Rocca, dal 25 nelle librerie). Dove la fiction, in un'Inghilterra criminale che fa rima con cerebrale, mette in scena il paradosso di far vedere tutte le pieghe del delitto con gli occhi di chi vedere non può.