Dimenticate i compensi stellari, la mostra di Celant farà la storia

Ma chissenefrega dei compensi stellari del curatore, la mostra Arts&Foods è bellissima e passerà alla storia

Quando, un anno fa, fu data in pasto alla stampa la cifra del compenso di Germano Celant per curare e organizzare la mostra "Arts&Foods" alla Triennale di Milano, evento-traino delle proposte culturali per Expo, tutti, chi più chi meno, chi in tono polemico chi per giustificare, dissero la loro. Oggi che la grande mostra è stata aperta, la sensazione è che sia meglio il silenzio.

E’ il momento di visitarla, da cima a fondo, lungo i due piani completamente riallestiti della Triennale, lungo tre sezioni e cinque sensi, lungo le decine di sale e le centinaia e centinaia di opere (1.200 pezzi che spaziano tra diversi mezzi espressivi e forme artistiche: 500 tra dipinti e sculture, 250 fotografie, 120 film, musica, oggetti, performance, installazioni, arte ambientale, architettura). La mostra è grande e grandiosa. Splendida. Racconta il rapporto tra l'uomo e il cibo, con tutte le paure, i riti, le passioni, i pericoli che tale relazione comporta, attraverso l'arte certo (dal Divisionismo alle Avanguardie storiche, dalla Pop Art alle ricerche più attuali). Ma anche l'antropologia, la sociologia, l'ideologia, il mercato, la filosofia, la letteratura, la fotografia, il design. Dalla condanna del consumismo alla creatività della pubblicità. Una mostra in cui c'è tutto, tanto, troppo. Ma come un pasto eccellente, non stanca. Ci sono opere arrivate (grazie evidentemente ai contatti di Celant) da tutto il mondo, molte difficili da vedere in altri contesti, tante sorprese. Ci sono "pezzi" di De Chirico, Boccioni, Angelo Morbelli, i menu futuristi, Depero, la sala da pranzo di D'Annunzio, le cucine del futurismo cecoslovacco, il design Liberty, quello degli anni Sessanta e Settanta, le pubblicità di Armando Testa, e poi Gupta, Fischli, Roth, Spoerri, Morandi, Schifano, Fontana, Cattelan, Kounellis, Claes Oldenburg, Arman, Warhol, la "casa di pane" di Urs Fischer, il "pescione" di Frank Gehry... Uno splendore. E' una mostra che resterà, nella storia di Milano e nella memoria dei visitatori. Le polemiche sui compensi di Celant, a questo punto, passano abbondantemente in secondo piano.