IL DIZIONARIO DI IRENE BRIN

MOTOSCOOTER Ha molti nomi diversi, è passato attraverso periodi di diversa popolarità. In genere, lo si considera un privilegio e una malattia degli Italiani, i soli che se ne servirono su larghissima scala, incoraggiati dal clima mite e dalla produzione nazionale. Inoltre, mentre nel mondo intero la donna che va (sola o accompagnata), in motoretta, deve sedersi a cavalcioni ed appare sgraziatissima, i regolamenti italiani le consentono di sedere, graziosamente, di fianco... Il giornalista Jean Fayard scrisse un articolo spiritoso, «La frise d'Ostie», ovvero il «Fregio di Ostia», per descrivere il suo stupore alla vista delle ragazze che, morbidamente rannicchiate dietro le spalle del compagno, volavano verso Ostia, trasformando le strade in labirinti vagamente erotici... Dovremmo ricordare ancora una volta ai motoscooteristi che i loro privilegi di mobilità, sveltezza, economia, non dovrebbero mai tradursi in cattiveria pubblica. Certo è facile, nelle ore di punta, infilarsi tra i filobus e i torpedoni, coglier di sorpresa l'automobilista e irridere al pedone; ma sono vantaggi diabolici, e si scontano.
NASO Quel che Cyrano diceva in duecento versi, le ragazze di oggi condensano in due parole sole. «Sanvenero Rossellini»: a lui, infatti, si devono i migliori nasi delle Italiane e degli Italiani. Naturalmente a Parigi, a New York, dovunque, ci sono altri specialisti che, con una spesa abbastanza forte ed una sofferenza abbastanza ridotta, sostituiscono a nasi sgradevoli nasi impeccabili. Io rispetto troppo, tuttavia, le antiche scienze donnesche dei «trucchi» per tacervi che, prima del chirurgo, si può ricorrere alle scatole della cipria e delle creme: 1) una leggera riga tracciata con la «base» colorata ai lati del naso, e poi coperta di cipria, lo farà apparire più dritto; 2) un tocco di «base» piuttosto scura, intorno alle narici, accorcia il naso; 3) un pochino di crema chiara, alla radice del naso, lo fa sembrare più piccolo e pieno. Si intende che simili miracoli hanno buoni risultati sullo schermo, a distanza, e, comunque, solo di sera. Le nostre antenate incipriavano di bianco i nasi voluminosi, con l'idea di mimetizzarli: sbagliavano, poverine.
NERO Il nero, secondo le donne «sfina». E secondo gli uomini, attualmente convertiti ad una moda del nero, «va sempre bene». Le donne astute sanno, però, che il nero non deve costituire il colore base del loro guardaroba, ma piuttosto il colore complementare per accessori invariabili su abiti variabilissimi. Il nero, in quanto tale, richiede l'assoluta perfezione del taglio e del tessuto; se accompagnato al bianco, ammette anche una mediocrità assoluta perché, invariabilmente, lo si trova di-uno-chic- folle.
NOBLESSE Parola che non si dovrebbe dir mai, né, soprattutto, si dovrebbe dirla tra virgolette. «La grande rivista benefica organizzata dalla noblesse cittadina... » scrivono, tetramente, i cronisti provinciali. «Che vedo, che vedo», gridano gli invitati goffi alla padrona di casa compiaciuta, «hai riunito tutta la noblesse... ». La traduzione francese della parola «nobiltà » sembra da un lato renderla esotica, dall'altro facilmente smontabile, un poco buffa, accessibile. Mai gli eleganti araldici ammetterebbero una simile assurdità: così come si rifiutano ora a dire «Bel Mondo», che qualche anno fa li accontentava per il suono proustiano: preferiscono «Buon Mondo» con le sue implicazioni di buone maniere, buona nascita, buona sostanza, buone tradizioni.
NOCCIOLINE AMERICANE Non ho mai capito perché si mangino se non, forse, per mascherare la propria timidezza e per crearsi intorno una sana atmosfera di campagna (trascurata e mal tenuta). E nemmeno ammetto che a teatro, al cinema, al concerto si trovi continuamente il bisogno di succhiare caramelle, gelati o i tremendi «bonbons acidulés» dei Francesi. Solo durante una partita sportiva, o alla corrida, o alle corse, il sole, il caldo, la polvere, possono spiegare, seppure non giustificare, questo bisogno di rinfrescarsi, distrarsi, darsi da fare.
NOMIGNOLI Spesso madri amorose mi hanno scritto per chiedermi, ansiosamente, come accomodare i nomi, secondo loro bruttissimi, che per volere dei suoceri avevano dovuto imporre ai figliolini. Come ridurre, ad esempio, Assunta? O Giuseppe? O Carlotta? Dirò subito che, secondo me, non esistono nomi brutti (e quelli che esistono non possono venire imposti, né al fonte battesimale, né sui registri dello Stato civile; ci sono apposite leggi per proibire «Anarchico Sempre» o «Avanti» o «Satana», un tempo popolari tra i liberi pensatori). In fin dei conti è meglio chiamarsi Assunta che non Luana, Giuseppe che non Gary. Si risale con maggior simpatia a virtuosi nonni provinciali che non a titoli di film, o a idolatrie di attori. Quanto ai diminutivi, quasi sempre i bambini se li inventano da soli, nel tentativo di balbettare il loro nome, ed avremo così Sissi o Pucci. Ma bisogna stare attenti a non prolungarli troppo; il trentenne Pucci farà figura di gagà, e la sessantenne Sissi di vecchia matta. Io ho una predilezione per «Nina», così italiano, così settecentesco, così gentile.
OCCHIALI Gli uomini tendono ad abusarne, perché ci trovano un complemento serio e solenne alla (supposta) incertezza dei loro lineamenti. Le donne tendono ad evitarli, perché temono di esserne imbruttite. Certo le due o tre diottrie che autorizzano gli uni alle lenti e le altre alle strizzatine di palpebre, richiedono sola ginnastica, attenzione, ed insomma lo studio del metodo Bates: sopra le tre diottrie, occhiali studiati per gli uomini in modo da completare realmente il loro personaggio. Per le donne, la varietà assoluta: occhiali da pellegrino per ufficio; ombrati e ampissimi per spiaggia e per sport; diamantati per sera.
OLIVE Io detesto le olive nei bicchieri del martini e, in genere, dovunque. Ingrassano e non aggiungono nulla al sapore dell'alcol o dei cibi. Comunque la regola vuole che una grossa oliva, saldamente sorretta dal suo bastoncino, si mangi in due tempi, rosicchiandola: spero che abbiate bellissimi denti da far vedere. Le olive ripiene si mangiano in un boccone solo; o, se date retta a me, non si mangiano affatto.
OMBRELLO Se credete necessario portarlo, manovratelo con discrezione, sollevandolo in modo da non urtare altri passanti, muniti anche loro di ombrello. Appena entrate in un locale chiuso, fosse pure un Grande Magazzino Economico, cercate di riporlo al guardaroba, per evitare di inondare i pavimenti, di infastidire chi vi passa vicino bagnandogli le scarpe e, se si tratta di una signora, di lacerarle le calze. Una padrona di casa previdente avrà un portaombrelli, costituito, spesso, da una giara paesana o da una grossa anfora antica, dove la cameriera sistemi subito gli ombrelli dei visitatori. Se poi fossero grondanti, bisogna cercare un luogo (corridoio isolato, stanza di sbratto, terrazzo coperto), dove lasciarli aperti.
ONORATO È la formula corrente durante le presentazioni. Si può anche aumentarne l'effetto con «Molto onorato». Nessuno, tranne un centenario polacco, dice ormai «enchanté». Le signore dicono: «Lieta» o «Molto lieta» o sorridono semplicemente.
ORECCHINI Gli orecchini sono il solo gioiello che proponga un problema chirurgico, almeno in Europa, poiché in India si trafora anche il naso ed in Africa si inserisce un piattello nel labbro, senza citare altre vanità inca o maya. Bisogna, o no, bucare le orecchie delle bambine, costringendole a portare inizialmente i cerchietti, perché il buco della tenera carne non si richiuda; e poi, fino alla morte, qualcosa sui lobi che altrimenti si rivelerebbero deformati? Secondo me, no. Secondo gli orefici sì, se si vuol essere certi di non perdere i diamanti storici, poiché le clips e le montature dette «americane» offrono minor sicurezza. Mio nonno Aloysius, essendo liberale e progressista, si oppose a che io subissi la piccola tortura. Durante la mia vita, in cui si alternarono povertà e ricchezza, io portai pendenti di diamanti e conchiglie economicissime, senza mai perdere nulla, nonostante avessero solo le molle «americane».
OSPITALITÀ (FALSA) L'ospitalità è una virtù antichissima, che per millenni supplì alla mancanza di organizzazioni alberghiere, turistiche e poliziesche: «L'ospite è sacro, nutriamolo, alloggiamolo, difendiamolo, presentiamolo al cieco, ma sensibile, signor Omero, e scortiamolo fino al confine, dove verrà affidato ad un altro padron di casa comprensivo». E, se anche il progresso rende superflue alcune di queste precauzioni, pure l'ospite dovrebbe esser sacro lo stesso, specialmente quando è un ospite involontario. Non lui, insomma, bussa alla vostra porta in una notte di neve: siete voi che lo invitate a bere un cocktail, sulla fine di un torrido pomeriggio estivo, totalmente trascurando il fatto che il vostro appartamentino periferico è addirittura bollente e che la vostra ghiacciaia non funziona affatto. Spendendo esattamente la metà di quanto voi lo obbligate a spendere in tassì, il vostro ospite siederebbe tranquillo in qualche fresca e splendida piazza italiana, bevendo granite impeccabili o, se crede, cocktails preparati alla perfezione. Perché lo invitate, dunque, povero ospite? Bene o male, tutti mangiano, la sera, in casa loro; e del resto non vi sognereste di invitar i mendicanti che digiuneranno. A questi ospiti, che strappate dai loro deschi, offrite qualcosa che non avrebbero avuto: l'insalata di pollo, o la presenza della diva di Hollywood, un vino prodigio o una conversazione scintillante. Altrimenti, lasciateli tranquilli e non costringeteli, dopo una notte insonne (quel pesce aveva qualcosa di strano!), a telefonarvi i loro sentiti ringraziamenti.
PANE Si rispetta il pane, sempre. Si insegna ai bambini che non bisogna buttarne via neanche un pezzetto o, se fosse caduto in terra, bisogna baciarne l'angolino pulito prima di liberarsene. Non si spengono le sigarette nel panino, come fanno certe Americane a tavola. Non si spezza il pane prima di servirlo, ma lo si taglia, in cucina, con l'apposito coltello. Invece a tavola il pane non si taglia mai, lo si spezza con le dita.
PELI SUPERFLUI Costituiscono una delle massime preoccupazioni tra le donne di oggi, le quali cercano di curarli con cere e creme di ogni genere, quasi sempre nocive, invece di ricorrere alla depilazione elettrica che, eseguita in un buon istituto, non lascia traccia. Naturalmente l'elettrolisi è indicata solo per il volto; per le gambe andrà benissimo la cera, purché si abbia cura di ripeterla con frequenza. Quanto alle ascelle: ci sono due teorie opposte, in materia. Secondo l'una l'ascella deve esser netta e rasata; secondo l'altra tenebrosa e non rasata. Dipende dalle donne decidere: quelle molto pelose faranno bene a rasarsi, eviteranno il pericolo dei cattivi odori trattenuti lì. Le altre potranno restare allo stato naturale, sempre curando un'estrema pulizia e facendo eventualmente uso, oltre che di molto sapone e talco, anche di qualche deodorante. Ci sono poi ragazze atterrite dalla villosità dei fidanzati, la prima volta che li vedono in costume da bagno: repulsione che può trasformarsi in disastrosa ripugnanza. Non so bene quale rimedio ci sia per le poverine: vorrei però convincere gli uomini che le loro foreste non sono così affascinanti come troppo spesso credono.
(6. continua)