Doni, cibo, canti Viva la famiglia (e la tradizione)

P assate un felice Natale, senza preoccuparvi troppo della linea e dei salutisti. Scambiate i regali, ignorando le rampogne sul consumismo. Ridete dei pagani di ritorno e delle loro postille storiche sulla Festa dell'inverno da cui avrebbe avuto origine il Natale. Insomma, trascorrete un tranquillo Natale cristiano e borghese. Questo è il consiglio di Chesterton. Lo scrittore inglese, ogni anno, in coincidenza con le feste, vergava un intervento, un racconto, una poesia per celebrare il Natale. Una selezione di questi testi chestertoniani, per la massima parte inediti, è offerta ora al lettore italiano dalla antologia «Lo spirito del Natale» (D'Ettoris Editori, a cura di Maurizio Brunetti, con Prefazione di Mons. Luigi Negri, pagg. 152, euro 12,90). Dagli scritti umoristici a quelli maggiormente impegnati, Chesterton vuole riproporre, con ironica profondità, il senso cristiano dell'evento. Natale, per Chesterton, significa recuperare la gratuità e l'amore, che si manifestano nel Bambino e nei doni ricevuti. Il Natale non è progressista: appartiene alla tradizione. «Il Natale - scrive Chesterton - è assolutamente inadatto al mondo moderno. Presuppone la possibilità che le famiglie siano unite, o si riuniscano, e persino che gli uomini e le donne che si sono scelti si parlino». Il mondo, nelle sue pretese rivoluzionarie, ha scordato la famiglia perché ha dimenticato il Bambino e la Sacra Famiglia. Ed è a questi valori che Chesterton intende tornare.