Due matematici e la variabile amore

Ambientato a Cambridge a partire dal 1913, Il matematico indiano, di David Leavitt (Mondadori, pagg. 593, euro 20, trad. Delfina Vezzoli) è un ambizioso romanzo storico basato su fatti reali. Lo studioso G.H. Hardy riceve la lettera di un modesto impiegato indiano, tale Ramanujan; gli è proposta la soluzione di un problema, noto come «ipotesi Riemann». Leavitt si attiene a un motivo principale: il desiderio di un esponente della buona società inglese di aiutare un giovane genio diseredato, trovandosi però coinvolto in un «incidente romantico», ambiguo e gravido di molti sensi di colpa. Lo scavo psicologico sui personaggi appare più interessante della pur eccellente ricostruzione sociale e ambientale dell’India e dell’Inghilterra che furono.