Due scrittrici, due mondi dove vince la cattiveria

Come è possibile che gli editori non facciano attenzione ai romanzi che pubblicano? Mi spiego, e reggetevi forte perché questa è forte. Anzitutto tanto tuonò che piovve Veronica Raimo. Perché è da sei anni che si aspetta il suo secondo romanzo. O almeno lo aspetto io. Per chi non avesse la fortuna di conoscerla, sappiate che Veronica è la femme fatale della letteratura italiana. È una ragazza bellissima e compare all'improvviso, come per caso, in una riunione cimiteriale di critici o scrittorini zombie TQ o in una presentazione minimum fax e senza dire una parola illumina tutto d'immenso, ogni volta mi manca il fiato.
Come è risaputo non frequento la mondanità culturale, ma se vado da qualche parte vado sempre sperando di vedere Veronica Raimo. È leggera, strafottente, sensuale, tutto il contrario del fratello, e cammina come se il mondo fosse solo un futile ornamento ai suoi passi. Ecco perché non dovete lasciarvi ingannare da Tutte le feste di domani, il suo romanzo appena pubblicato da Rizzoli, che in apparenza è una lagna micidiale. Anche in sostanza è una lagna micidiale, perché la storia è una studentessa scapestrata che si mette col professore e poi lo tradisce con uno scrittore e il tutto è scritto con lingua soporifera. Ma per fortuna io non sono superficiale perché mi fermo sempre alle apparenze, stavolta no. Non potevo credere che la montagna della mia attesa per Veronica avesse partorito questa topolina narrativa morta, questa minestrina Harmony cucinata pure con metafore brutte fin dalle prime righe: «All'inizio degli anni Novanta, quando il minimalismo ferreo dei nuovi professionisti del design cominciava a insinuarsi come un rigagnolo di acqua dentro le nostre case...», no, non può essere la mia Veronica a scrivere così, con i rigagnoli. Questa può essere al massimo la Murgia, la Tani, la Soriga, la Veltrona, la Carofiglia.
E allora, signore mie, colpo di scena, sentite cosa ho scoperto: come negli ospedali scambiano i bambini, qui hanno scambiato il romanzo di Veronica. Una volta avuto il sospetto, è stato facile scovare il vero romanzo di Veronica, mi è bastato andare a vedere tutti i libri nati lo stesso giorno, e ho scovato Esercizi di sevizia e seduzione, il romanzo di Irene Chias appena partorito nell'ospedale editoriale della Mondadori, appena l'ho visto non ho avuto dubbi.
A cominciare dalla storia, un tantino femminista certo, ma ci sta, perché sanamente cattiva: una ragazza si veste da troietta sexy per prendere uomini viscidi e punirli. Come? Tramortendoli, come farebbe Dexter, con benzodiazepine, cloroformio, Pentothal, perfino con un taser, uno di quegli storditori elettrici comprato su internet, e poi legandoli al letto e seviziandoli in modo molto speciale. Ossia leggendogli pagine, adattate per l'occasione, di Burgess, di Bret Easton Ellis, della Bibbia, e poi facendogli punture di estrogeni per colpirli nella virilità e abbattere il testosterone. Non è Veronica Raimo questa? Una specie di Patrick Bateman donna, una Hard Candy letteraria, mica come quelle debosciate piagnucolose di «se non ora quando?».
Io tra l'altro personalmente mi farei fare qualsiasi cosa da una donna che conosce l'evoluzionismo a tal punto da riflettere sull'incongruità anatomica dei mostri mitologici: «Prendiamo il cavallo alato, ad esempio. Dove sono attaccate le ali? Come fanno le ossa delle ali a dipartirsi dalla colonna vertebrale quando ci sono già le zampe anteriori? Dovrebbero essere al loro posto, al posto delle zampe anteriori, e non in aggiunta alla zampe anteriori». E segue disquisizione scientifica sugli angeli, sui minotauri, sull'apparato scheletrico dei pipistrelli, dove la trovate una donna che ha letto Darwin e l'ha pure capito. Inoltre, la Chias, cioè la Raimo, nel corso del romanzo, vi spiega un sacco di altre cose. Tipo l'esatto punto in cui Sex and the City diventa reazionario. Oppure che cos'è una vagina mnestica, ovvero con una memoria delle dimensioni dell'ultimo genitale maschile. Oppure piccoli esercizi masochisti come scrivere un sms con un «ti amo» alla persona sbagliata e ticchettare sul tasto con il rischio che il messaggio parta sul serio.
Alla fine resta da capire come sia stato possibile un scambio di romanzi così increscioso e costoso, perché per rimettere le cose e le copertine a posto, in attesa di una seconda edizione, al momento bisogna comprarli entrambi e poi chiedere un rimborso alla Rizzoli e alla Mondadori anche per l'inganno subìto e il tempo perso nel rendersi conto del fatale errore. Ma Veronica è così, dove arriva lei porta sempre scompiglio.