E Borrelli assolse i carabinieri "fascisti"

Il futuro procuratore di Mani pulite liberò i tre carabinieri che uccisero Giannino Zibecchi

A celebrare il processo ai carabinieri accusati di avere ucciso in corso XXII Marzo Giannino Zibecchi, fu un magistrato del quale anni dopo si sarebbe parlato parecchio: Francesco Saverio Borrelli, che allora presiedeva la Ottava sezione penale. Sul banco degli imputati, davanti al futuro procuratore di Mani Pulite, sedevano tre carabinieri: il comandante del reparto Alberto Gonella, il tenente Alberto Gambardella che viaggiava sul camion investitore e l'autista del camion, il giovane carabiniere Sergio Chiarieri. Borrelli assolse tutti. Nella sentenza, si leggono espressioni curiose, come quando, per descrivere lo stato psicologico di Chiarieri, che prima di centrare Zibecchi era stato colpito da oggetti di ogni tipo, Borrelli parla di «uno stato affannoso di crepuscolarità».

Non era stato semplice, il percorso giudiziario seguito ai tragici fatti di piazza Cavour e di corso XXII Marzo, e anche nella sua ricostruzione si colgono i segni della simpatia esplicita che parte della magistratura nutriva verso l'ultrasinistra, ma anche delle divisioni profonde che attraversavano l'apparato giudiziario. Basti pensare che il sostituto procuratore che era di turno al momento dell'uccisione di Varalli, Ottavio Colato, esponente di Magistratura democratica, venne spogliato dell'inchiesta dal procuratore della Repubblica, Giuseppe Micale. Colato la prese così male da annunciare le dimissioni «irrevocabili» dalla magistratura. Poi ci ripensò, e rimase al suo posto. Il fascicolo peraltro arrivò sul tavolo di un pm insospettabile come Emilio Alessandrini, il quale chiese e ottenne la condanna di Braggion per porto d'arma e eccesso di legittima difesa.

Anche l'inchiesta sulla morte di Zibecchi ebbe un percorso tormentato. I tre carabinieri finiti sotto processo vennero prosciolti dal primo tribunale, secondo il quale avevano semplicemente eseguito degli ordini, e a dover essere processati erano semmai i loro comandanti. Ma l'assoluzione venne annullata, e si celebrò il nuovo processo davanti a Borrelli. La sentenza, depositata il 28 novembre 1980, escludeva che la carica dei camion contro i manifestanti fosse stata ordinata («non resta in piedi alcun autorevole supporto che si possa reputare attendibilmente provato»); assolveva con formula piena il capitano Gonella («egli era stato costretto dal fuoco che avvolgeva la sua campagnola a una fuga in avanti per evitare il rischio di una esplosione in mezzo alla folla») e il tenente Gambardella. Mentre per Chiarieri, nonostante fosse provato che era stato centrato al volto da un oggetto che gli aveva spaccato uno zigomo, e che ben poteva avergli fatto perdere il controllo del camion, venne concessa solo l'insufficienza di prove.