E poi ci troviamo come star all'«Harry's Bar»

nostro inviato a Venezia

A 83 anni puoi dire ciò che vuoi. Se poi sei una leggenda, come lo è Arrigo Cipriani del leggendario Harry's Bar, allora puoi anche dire la verità. «Le navi da crociera che attraversano il bacino di San Marco? Abito sulla Giudecca. Ne passano 10 a settimana. Vanno a 6 km all'ora, non farebbero danni neppure se le comandasse Schettino. Semmai sono i “vaporini”, con le carene dislocanti che nessuno vuole cambiare, a fare disastri: basta vedere l'acqua che sale e scende al loro passaggio sulle pareti dei palazzi». Il ponte di Calatrava? «Cascatrava, semmai. Prima o poi cadrà, forse prima che io morirò: spinge verso i lati. E poi ha le balaustre d'ottone, che se ci metti sopra la mano in estate ti ustioni, e i gradini in vetro, che in inverno gelano». Le stelle Michelin? «Noi non ci siamo sulle le guide dei copertoni. Le nostre guide sono i clienti che consigliano il locale agli amici». C'è tutto l'Arrigo Cipriani che non ti aspetti, oltre alla storia del celebre locale veneziano, da Truman Capote a Hemingway («Quando un cliente mi chiede quale era il suo tavolo gli dico quello che è libero in quel momento, così è felice»), nel documentario Harry's Bar presentato ieri alla mostra del Cinema (e in onda su Canale 5 il 7 settembre) diretto da Carlotta Cerquetti, regista ma anche nipote di Arrigo, l'unico uomo al mondo che porta il nome di un bar: «Mio padre Giuseppe Cipriani lo fondò nel 1931, grazie ad un gesto di generosità ricambiato. Papà all'epoca era un giovane barman dell'Hotel Europa, prestò dei soldi a un cliente americano che si chiamava Harry Pickering per far ritorno in America, e una volta ristabilitosi e tornato a Venezia per sdebitarsi offrì a papà i soldi per aprire un suo locale». Che Giuseppe Cipriani intitolò al suo amico, Harry. Bei tempi. «Oggi è un po' diverso. Una volta si entrava nel nostro bar solo in giacca e cravatta, adesso anche in pantaloni corti… ma solo 2 o 3 ore al pomeriggio». Quello che non è cambiato, è lo stile Cipriani. Che consiste nella libertà assoluta. E nel dire anche le peggiori verità: «Quando è cambiato tutto? Anche nell'alimentazione dopo il '68. Invece di portare una nuova cultura hanno distrutto quella che c'era. Ed è arrivata la nouvelle cuisine …».