E se Castaneda si fosse ispirato allo sciamano indio di Warren?

Carlos Castaneda è morto nel 1998, ma l'aura di mistero che avvolge la sua vita e la sua opera rimane fitta. La pretesa scientificità del suo Viaggio a Ixtlan è stata fortemente messa in dubbio soprattutto da due libri di Richard de Mille, Castaneda's Journey e The Don Juan's Papers , che hanno evidenziato molte contraddizioni nei resoconti iniziatici di Castaneda. Per de Mille, Castaneda si sarebbe ispirato ai libri sullo zen di Herrigel e agli insegnamenti sulla Quarta Via di Gurdjieff, passando dallo sciamanesimo descritto da Eliade all'occultismo del sedicente yogi Ramacharaka.

All'elenco di possibili plagi stilato dai critici sembra, però, essere sfuggito un riferimento letterario contenuto nel bestseller di Robert Warren, Tutti gli uomini del re , vincitore del premio Pulitzer nel 1947 e recentemente ripubblicato dalla casa editrice 66thand2nd. La storia dell'ascesa e caduta di un politico populista nella prima metà del '900 narrata da Warren è costellata da personaggi insoddisfatti, bugiardi e disonesti. Verso la fine del romanzo (a pagina 411 dell'edizione italiana) fa una breve apparizione un vecchio che emana saggezza, e che ricorda tantissimo lo stregone Yaqui Don Juan, che Castaneda avrebbe incontrato alla stazione degli autobus di Sonora nel 1960. Warren descrive un vecchio di 75 anni, incontrato a Don Jon, nel New Mexico, in una stazione di servizio. «Il suo volto sembrava screpolato dal sole, con due occhi celesti che spuntavano sotto la tesa di un cappello di feltro che era stato nero. Aveva scoperto la verità, e sotto l'occhio sinistro recava la saggezza definitiva: aveva un tic, e quello era il segreto, il sapere; aveva raggiunto la verità attraverso la visione mistica e si sentiva libero e pulito».

A parte l'assonanza tra Don Jon e Don Juan e la coincidenza della stazione di autobus, chi conosce i libri di Castaneda avrà sicuramente riconosciuto i segni distintivi dello sciamano indio: lo sguardo penetrante, il tic all'occhio sinistro e l'indifferenza per la dimensione materiale dell'esistenza. Non è quindi azzardato ipotizzare che Castaneda abbia letto Warren, a cui lo unisce sicuramente una visione del mondo non conformista, condivisa tanto dal conservatore populista statunitense che dal guerriero dello spirito latinoamericano.

Commenti
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Jampa

Gio, 04/12/2014 - 23:01

Se questo 'pezzo' serve a vivificare l'interesse sull'opera di Castaneda, sommando sospetti datati a sospetti freschi e piccoli misteri letterari, allora sono d'accordo. Ma starei attento a lanciare ipotesi generiche che a dir poco sono dilettantesche, come quella qui citata su Warren. Andiamo piuttosto a scavare verso quella cultura indo-tibetana che dal 1980 in poi è esplosa in California, insieme ovviamente alla teosofia+zen+storia delle religioni.