Faziani e piddini vincono le elezioni del Lingotto

La grande kermesse letteraria sarà dominata dalla presenza dei soliti noti. Ma è sempre in agguato il guastafeste Renzi...

Mentre tutti, politicamente parlando, inseguono o fingono di inseguire le «larghe intese», editorialmente parlando quelle che contano sono le intere «strette», anzi, «ristrette». Ristrette cioè alla cerchia faziana, o per meglio dire al governo bicolore della Cultura da vetrina composto dal partito Che tempo che fa e dal Pd nelle sue varie correnti, sempre piuttosto elettriche. E siccome il Salone del libro di Torino è il Festival di Sanremo degli scrittori o presunti tali, le discussioni e le polemiche su chi c'è e chi non c'è... non lasciano il tempo che trovano, se lo prendono tutto.
Per questo la ventilata presenza di Beppe Grillo, autore con Dario Fo e Gianroberto Casaleggio (ieri abbiamo scritto erroneamente «Casalegno», e ce ne scusiamo con tutti, soprattutto con la memoria di Carlo Casalegno, uno che pur essendo di Torino al Salone non sarebbe mai andato) di Il Grillo canta sempre al tramonto ha avuto l'effetto di un'altrettanto ventilata presenza di Adriano Celentano sul palco dell'Ariston: entusiasmo alle stelle da una parte e ferma condanna dall'altra. In poche ore il «caso» si è sgonfiato, il Robespierre di San Fruttuoso non andrà al Lingotto, ma che importa? L'inchiostro dei giornali non ha memoria.

Memoria ha, invece, il potenziale visitatore della manifestazione che si svolgerà dal 16 al 20 maggio. Quindi ricorderà come i vari Massimo Gramellini, Daria Bignardi, Vito Mancuso, Serena Dandini, Eugenio Scalfari, Lella Costa, Walter Veltroni, per citare i primi che vengono in mente, siano di casa nel salotto del Fabietto nazionale. E ricorderà anche che spesso e volentieri gli ospiti del Porta a porta di Raitre si presentavano con in mano il loro libriccino. E al Salone faranno altrettanto, recando volumi propri o altrui.

Poi ricorderà, l'attento lettore-spettatore-visitatore, che cambiando canale in tv, la musica non cambia, poiché l'abbondantemente faziata Daria Bignardi ha sempre accolto a La7, con il suo sorriso perennemente stiracchiato, le Invasioni barbariche di innumerevoli altri autori della stessa area, con altri libriccini in mano. A proposito, anche lei, la signora Daria, come il Fabietto è stata omaggiata della presenza in studio di un altro politico sui generis salonabile. Tramontata l'ipotesi Grillo, si dice potrebbe far capolino tra gli scaffali torinesi il giovin signore Matteo Renzi. L'anno scorso c'era, e disse: «Io dal Pd non me ne vado neanche se mi cacciano». E ora che in pratica lui ha «cacciato» il suo (si fa per dire) partito (si fa sempre per dire), magari avrà qualcosa da aggiungere...

Non aggiungerà nulla, da parte sua, Laura Boldrini. Era attesa sotto la Mole, ma rassettare la Camera è molto più impegnativo che fare una puntatina al Salone. Così se ne starà a Roma, insieme al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in ossequio alla «ragion di Stato», come ha puntualizzato due giorni fa il presidente-padrone di casa Rolando Picchioni.

Nonostante tutto, mentre in Rete si ridacchia (con qualche ragione, come abbiamo visto) trattando la kermesse libraria come fosse l'equivalente del Congresso del Partito democratico, cioè a pesci in faccia, gli organizzatori vogliono rispondere con un Movimento 100 Stelle. Dove le 100 stelle sono gli scrittori autentici. Ne arriveranno molti, e di molto buoni, soprattutto dall'estero. E poi, prima di allora, il governo sarà fatto. O no?