«Il filantropo» che regalò a Milano l'Umanitaria

«Il difficile è fare il primo milione. Poi, è un gioco da ragazzi». Il milione in questione è in lire, ma lire del Regno d'Italia, che avevano decisamente un altro valore. A parlare è Prospero Moisè Loria. Il suo rapporto con Milano è al centro de Il filantropo di Bruno Pellegrino (Minerva Edizioni). L'autore si è imbattuto più volte in questo personaggio misterioso e affascinante il cui nome è legato alla Società Umanitaria, destinata «a segnare la vita di Milano e quella del socialismo riformista italiano».

Ripercorrendo la vita del filantropo nato nel ghetto di Mantova quando la città - ancora per pochi mesi (1814) - faceva parte del territorio francese, Pellegrino ricostruisce l'avventura finanziaria di chi dal nulla edificò un impero economico, lasciato in eredità al Comune di Milano. Due intuizioni su tutte hanno premiato il coraggio di Loria: l'aver scelto come base di lancio della sua attività di import-export Trieste nel 1837 e aver individuato come seconda tappa Alessandria d'Egitto. Saranno gli italiani, esuli come francesi, polacchi e russi, ad avviare in quegli anni la prima organizzazione burocratica della città. Nelle mani degli stranieri non finisce, però, soltanto l'apparato, ma anche appalti e grandi commesse. E proprio su queste mette le mani Loria. Il suo commercio di legname fornisce la materia prima per la costruzione della rete ferroviaria che consentirà di migliorare le comunicazioni tra nord Europa ed estremo Oriente.

Ma la carriera di Loria non si chiude qui. La nascita del Regno d'Italia è la spinta per il ritorno in patria. A Milano si dedica a speculazioni finanziarie ed edilizia. Pellegrino ricostruisce poi i rapporti di Loria con la massoneria. Fin dai tempi delle sue prime iniziative filantropiche, Loria mostra la necessità di spingere il riformismo sociale verso un pragmatismo solido. Ne è esempio il crematorio (il primo in Europa) aperto nel 1875 al Monumentale. Una battaglia di civiltà fortemente voluta dai massoni lombardi. Ma tutte le sue proposte vennero rifiutate dal Comune. E per paradosso fu quel rifiuto a produrre in Loria la convinzione che il suo lascito finanziario deve andare alla città per la costituzione di una Società Umanitaria. Quando, dopo una lunga battaglia legale, la fondazione vedrà la luce, Milano si troverà a disposizione 13 milioni di lire da investire, pena la perdita di tutto. Così sorsero due quartieri per operai e la stessa Umanitaria.