Fiorelli, il giallista che dà scacco al Male: «Il mio detective bamboccione...»

Scrive per Tv Sorrisi e Canzoni, ama Chesterton, "il silenzio, la luce e il mare", odia "entrare al cinema quando il film è cominciato", debutta nel giallo con "Pessima mossa, maestro Petrosi", ambientato nel mondo degli scacchi. Con un eroe a sorpresa

Paolo Fiorelli ha l'aria perduta in altri pensieri di Sherlock Holmes e la battuta imprevedibile di Alfred Hitchcock. Scrive di cinema e tv per «Tv Sorrisi e Canzoni», ha un debole per le voci, fa parte della giuria del Leggio d'Oro, l'Oscar del doppiaggio, un amore per gli scacchi e una passione di certo non segreta per il giallo. Per questo «Pessima mossa, maestro Petrosi» (Sperling e Kupfer, 312 pagine, 17,90 euro), il suo romanzo d'esordio, è un giallo con gli scacchi protagonisti. Un giallo in bianco e nero. O meglio: il protagonista è il commissario Achille Petrosi, singolare figura di investigatore, che scortato da una mamma invadente, una badante russa che sogna di diventare campionessa di scacchi e un collega albanese che cerca fortuna in Italia, indagherà, attraverso una partita attesissima, un'antica rivalità e un delitto, su un mondo misterioso e affascinante. E anche su se stesso. «Una volta eliminato l'impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità» la massima delle massime di Holmes. Il finale del libro vi darà scacco.

Della trama non possiamo parlare ma della morale della favola cosa si può dire?
«Forse che anche i giochi sono una cosa molto seria... E che dobbiamo stare attenti a decidere a che gioco giochiamo».

Chi ti ha ispirato il libro?
«Mi piacciono i gialli e mi piacciono gli scacchi, e ho pensato che avrebbero funzionato bene insieme. In fondo ogni partita a scacchi è come un romanzo giallo in cui un Re viene ucciso e bisogna capire come, no?»

A chi scrive gialli succedono cose gialle?
«Io vedo complotti, pericoli e misteri dappertutto, ma finora (e per fortuna!) non hanno preso forma concreta. Forse è proprio per questo che si scrivono gialli: per iniettare qualche brivido in più in una vita senza troppo scosse. O forse la nostra vita è davvero piena di misteri, ma siamo noi che non sappiamo vederli...».

Perché siamo attirati dal male, dalla cronaca nera, dal sangue?
«Perché il mondo è insieme meraviglioso e terribile, e non si può separare una parte dall'altra. È questo mix a dare i brividi. Sarebbe bello guardare solo la faccia illuminata della luna, ma sappiamo che dietro ce n'è una oscura. Che ci incuriosisce terribilmente. Vogliamo, dobbiamo conoscerla».

E perché scrivere gialli, e leggere gialli, piace così tanto?
«Perché ci regala la salvifica sensazione di ridare un senso al Caos e portare la luce là dove sono le tenebre».

Primo dovere di uno scrittore di gialli?
«Non ingannare il lettore mettendo a bella posta indizi irragionevoli per sviarlo dalla giusta strada. Rendere difficile la soluzione dell'enigma, sì. Creare situazioni fasulle o incoerenti, no».

C'è un fatto di cronaca che vorresti raccontare più di tutti?
«No. Preferisco inventarli. Trovo un po' inquietante il corto circuito che a volte si crea tra cronaca e narrativa, con illustri colleghi che si mettono a indagare su veri omicidi. Meglio tenere ben separate la cronaca e la fiction che, lo dice la parola stessa, deve essere finzione, frutto di fantasia».

Perché ormai nei gialli il colpevole si trova sempre e nella realtà mai?
«Perché la letteratura è sempre consolatoria e la realtà sempre sconsolante».

Viviamo in un Paese pieno di misteri?
«Penso che abbiamo il record mondiale».

Cosa c'è di bene nel male?
«Che ci costringe a diventare più forti».

Tu in genere stai con i buoni o con i cattivi?
«Con i buoni, fin da quando leggevo Topolino! Mai capito il fascino del gangster, mi dispiace...».

L'ultimo giallo bello che hai letto?
«"Uccidi il padre" di Sandrone Dazieri. Che paura, però».

Il tuo autore poliziesco preferito?
«Tra i contemporanei mi piacciono Camilleri, Malvaldi, Dazieri, Roversi. Tra i classici Fruttero & Lucentini, Chesterton, Chandler, Simenon. Vabbè, quest'ultimo è il numero 1».

Il tuo libro giallo preferito di sempre?
«"L'uomo che fu Giovedì" di Chesterton, che è quasi un libro fantastico. Mi piacciono i gialli paradossali».

Tre cose che odi nella vita?
«Solo tre? Le prime che mi vengono in mente: fare le cose di corsa. Entrare in un cinema quando il film è già cominciato (anche da 20 secondi). Fare lunghi viaggi in auto guidando (credo che il mio record sia di 300 chilometri. Se invece guida un altro posso arrivare a 500)».

Tre cose che ami?
«Solo tre? Il silenzio, la luce, il mare».

Tre buoni motivi per leggere il tuo libro?
«Per incontrare un detective come non ne avete mai visti prima: il mio Achille Petrosi vive in un mondo tutto suo, è un Grande maestro di scacchi e ha una certa gentile ruvidezza che vi piacerà. Poi, per ritrovare tra le pagine un'Italia paciosa e sorridente che forse è il vero cuore del nostro Paese, anche se oggi siamo tutti molto arrabbiati. E per scoprire un mondo segreto come quello di una setta e tanto misterioso quanto affascinante: il mondo degli scacchi».

...e tre cattivi motivi per leggerlo lo stesso?
«Per non annoiarsi sotto l'ombrellone con qualche indigesto "mattone" che però vi sentite in dovere di leggere. Per innamorarsi di una badante russa (si chiama Alexandra). E per fare finalmente il tifo per un Bamboccione. Io veramente non penso che il mio Achille Petrosi lo sia, ha troppe qualità. Però qualcuno potrebbe sostenere questa accusa. In fondo ha 49 anni e vive ancora con mammà...»