Francesco Micheli direttore artistico del Macerata Festival

Intervista a Francesco Micheli, direttore artistico del festival che parte domani e finisce il 9 agosto

No, il treno non può aspettare. Oggi a Milano, ieri a Roma, il giorno prima magari a Londra; il suo tempo è così: arte, bel canto, regie, viaggi e dinamismo. Il quarantatrenne Francesco Micheli, origini orobiche, direttore artistico del Macerata Opera Festival (dal 17 luglio al 9 agosto) e della Fondazione Donizetti di Bergamo, dall’altra parte del filo sta al gioco: “Iniziamo dalle domande facili…”. Non è un cervello in fuga e neppure “di rientro”, ma è uno di quegli “emergenti” di successo che partono e tornano senza problemi, tra una rassegna all’estero e l’altra in casa. La sua produzione negli ultimi tempi spesso è finita sotto gli spot, i concerti-spettacolo da lui ideati, creati per “il desiderio di dare forma a un teatro lirico di ricerca (tra i molti si ricorda Bianco Rosso e Verdi per il teatro Massimo di Palermo, che nel 2009 ha vinto il premio Abbiati). Dagli esordi come regista e autore con Aslico e i Pomeriggi Musicali alle produzioni in quel di Nizza l’anno scorso, passando per le collaborazioni con l’orchestra Filarmonica della Scala, coi suoi progetti Sound Music e MusicEmotion, per giungere al festival di Macerata, dove quest’anno il tema-titolo in sintonia con l’Expo 2015 in corso nel capoluogo lombardo, è: Nutrire l’anima. (http://www.sferisterio.it/?f=1). Ma partiamo dal principio -, dal bivio.

“Se non avessi fatto quello che faccio? – fa eco alla domanda –. Già da bambino sentivo il richiamo del palcoscenico; ricordo ancora quando mi regalarono un teatrino con le marionette…; comunque mi sarebbe piaciuto fare anche lo chef o insegnare letteratura italiana”.

Tutte le strade portano all’Opera, “perché fare teatro è come stare in cucina, bisogna saper mescolare bene gli ingredienti; e per la letteratura…”, ca va sans dire. Ma a dire il vero a riemergere spesso, come un fiume carsico, è anche la sua inclinazione- passione a trasmettere conoscenza sull’opera lirica, musica classica e dintorni, con progetti dedicati ai giovani e più in generale al pubblico. “Per i ragazzi l’opera è un approccio meraviglioso alla vita – afferma – è una favola e al tempo stesso parla della realtà e insegna, con la narrazione e la bellezza della musica”. La proposta di Micheli passa anche per il piccolo schermo di casa: tra le sue esperienze, la collaborazione con la rete satellitare Sky Classica nell’ideazione e conduzione di programmi sulla lirica: “La televisione è un territorio vergine. Riguardo ai programmi si sono visti incursioni e traslochi, in Italia insomma c’è ancora molto da fare. Si può parlare a un ascoltatore che non necessariamente conosce la materia, una bella occasione oltre che di fare cultura, anche e soprattutto per scovare, formare e trovare nuovo pubblico per le sale dei teatri”. Già. Il “ripopolamento” delle platee. I teatri operistici resistono bene – in quanto pilastro della cultura e tradizione musicale del Belpaese – ma più generale l’emorragia dalla sale dura in maniera preoccupante. “Svecchiare- svecchiare-svecchiare…”, è il mantra che da un po’ di tempo si sente. Come campo per giocare questa sfida, i festival non sono esclusi. Anzi. Il discorso riguarda anche la gestione.

“Delle cose sono cambiate – continua – ed è un fatto generazionale. La missione di chi fa direzione artistica attualmente è, per cominciare, pareggiare i conti per poi portarli in attivo. Inoltre la presenza dei privati, con i quali viene instaurato un rapporto diretto, diventa più importante”. Come a dire addio “alla politica e alle scelte spendaccione senza ritorno”. Parola d’ordine: ottimizzare. E subito.

A dimostrazione Micheli potrebbe vantare i risultati ottenuti a Macerata: l’incasso della stagione 2014 è stato di 1.188.000 euro; con una media a serata di 103mila euro, contro una media di 90mila nel 2013). Segno zodiacale toro ascendente ariete (“mi arrabbio spesso e forte”), libro preferito L’uccello che girava le viti del mondo del giapponese Haruki Murakami e film amato Senso di Luchino Visconti, Francesco Micheli arrivato a questo punto che cosa vuole fare da grande? “Mantenere la grande passione che mi ha portato fin qui…”.