«Il futuro dell'editoria? È nei libri fatti a mano»

Con un amico ha creato un nuovo marchio. Puntando su opere inedite e sulla qualità della carta. "Le piccole case che imitano i colossi sbagliano. La qualità si paga"

Ogni tanto una buona notizia: nasce un nuovo editore. Ha un nome curioso: Papero Editore. Lo guidano lo scrittore Gabriele Dadati e il pittore Davide Corona, entrambi piacentini e poco più che trentenni, ma con un notevole bagaglio di esperienze. Avrà sede nella storica libreria Berti, nel cuore di Piacenza, e tratterà non solo libri ma anche manufatti di carta, oggetti di artigianato da ogni parte del mondo. Inoltre tra i suoi obiettivi vi è il rilancio della storica libreria cittadina, già tra i partner di riferimento dell'iniziativa editoriale «Terre di mezzo».

Dadati, perché fondare una nuova casa editrice che addirittura punta sulla carta? Ha ancora un senso oggi col calo delle vendite, dei lettori, coi giovani che non leggono, con l'avvento dell'era digitale e lo strapotere di internet, dei pc, degli smartphone, dei tablet?

«Il Papero vuole essere un'esperienza di innamoramento razionale e in direzione contraria a quella del mercato, che dice: “abbassiamo i prezzi, urliamo più forte, cerchiamo di riempire gli spazi”. Questo non crea lettori. Noi diciamo: “i lettori sono pochi. Facciamo con loro un patto: la miglior qualità possibile a un giusto prezzo. E incontriamoli senza mediazioni”».

Perché questo nome?

«La carta in inglese è paper . Completarla con la “o” e farla diventare un animale buffo serve a non prenderci troppo sul serio. Siamo paperi, non falchi. E sullo sfondo la fascinazione per lo struzzo einaudiano, che fu reso bello da un artista della carta come Munari».

I soci fondatori?

«Io sono uno scrittore, nel 2012 presentato allo Strega da Gherardo Colombo e Romano Montroni, e negli ultimi cinque anni sono stato editor a Laurana. Davide si è formato a Brera. È esterno al mondo dell'editoria, e questo è il grande valore che porta: ha una capacità artigianale meticolosa, riguardo colori e materiali, che troppo spesso è preclusa a chi lavora davanti a uno schermo».

Molti parlano di deriva del mercato librario e della ricerca di un nuovo modo di fare editoria...

«Il settore librario s'è fatto industria dagli anni '50. Ma sia per la lavorazione dei testi sia per la movimentazione economica si tratta in realtà di un settore artigianale. Quello che contesto è applicare metodi di rilancio industriale - prezzi stracciati, prodotti urlati, invasioni di campo - invece di riconfigurarsi. Soprattutto per i piccoli: immagino che la fusione Mondadori-Rizzoli rappresenti una via percorribile, ma riguarda loro. Gli indipendenti che scimmiottano i grandi sbagliano, da Newton Compton a Frilli. È ridicolo per un indipendente uscire a 9 euro e 90. Fa bene SUR a creare circoli di lettori. Noi proporremo carte scelte e legature tradizionali come Henry Beyle, ma pubblicando inediti di viventi come il Premio Campiello Giorgio Fontana. I nostri libri andranno in vendita diretta».

Parliamo del progetto editoriale vero e proprio.

«“Ore piccole” è la collana di punta: oltre a Fontana e avremo Marco Rovelli, Barbara Garlaschelli, Giulio Mozzi, Alessandro Zaccuri e tanti altri, accompagnati da tavole di artisti contemporanei. Centocinquanta esemplari numerati, solo in abbonamento. Inoltre c'è l'ebook a prezzo bassissimo. Per dare accesso ai testi a tutti. “Pronti all'uso” è la collana di classici. Singoli testi della tradizione poetica - da Ovidio a Leopardi - raccontati da scrittori di oggi. Infine gli “Scritti d'arte di Stefano Fugazza” raccolgono le pagine migliori del compianto studioso del Simbolismo, mio maestro. Compriamo le carte dai produttori. Le portiamo a stampare in una cooperativa sociale che impiega portatori di handicap e le cuciamo. Per la vendita teniamo come base la nostra sede, in Piazza Duomo, poi fiere, rete, eventi».

Il suo progetto però non include solo libri. E il rilancio della libreria lo ritiene possibile nel contesto attuale?

«Importiamo da Giappone, Vietnam, Sri Lanka, Olanda e da altrove ventagli, gioielli, cornici, puzzle tridimensionali e complementi d'arredo fatti di carta e cartone in maniera etica. Per questo la libreria Berti, attiva da oltre novant'anni, si appresta a diventare anche una “gastronomia della carta”. Puntiamo a farne quasi un agriturismo della cultura».

Piccolo è bello o piccolo è solo il punto di partenza per diventare grandi?

«Piccolo è bello se si lavora con le persone giuste, con l'affiatamento che sopperisce alla scarsità dei mezzi. Ma crescere non deve far paura. Lo si fa per gradi».

Quale fisionomia avrà l'editoria del futuro prossimo? Tutti sono in cerca di una nuova via, tutti si sforzano di drizzare le antenne per captare i nuovi fenomeni, ascoltare il vento che soffia. Lei come la vede? E come si prepara agli scenari che si schiuderanno?

«Gli editori hanno sempre meno dipendenti e più collaboratori esterni. Forse le varie partite Iva inizieranno a organizzare reti che superino il concetto di casa editrice a favore di una situazione più fluida. Noi del Papero ci prepariamo cercando di imparare sempre più e sempre meglio. Ieri ero solo uno specialista dei testi, oggi so impaginare e rilegare. Così il mio socio. E chissà che in questo possa annidarsi a modo suo un miraggio di Rinascimento».