Alla Gam di Torino tre mostre in un unico spazio

Si tratta di un patrimonio grafico di oltre 39mila esemplari tra fogli sciolti e album, integralmente inventariata e informatizzata e ora di possibile consultazione dietro appuntamento, grazie al contributo della Fondazione Guido ed Ettore De Fornaris coadiuvata per l’occasione da Ludovica Vigevani

Pietro Giacomo Palmieri, Contadino e famiglia presso cascata

E’ il nuovo fiore all’occhiello di Torino il Gabinetto di Disegni e Stampe che ora apre al pubblico negli spazi della GAM, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea. Si tratta di un patrimonio grafico di oltre 39mila esemplari tra fogli sciolti e album, integralmente inventariata e informatizzata e ora di possibile consultazione dietro appuntamento, grazie al contributo della Fondazione Guido ed Ettore De Fornaris coadiuvata per l’occasione da Ludovica Vigevani.

La racconta parte dagli ultimi decenni del Settecento e arriva a tutto il Novecento: fra gli artisti italiani presenti: Antonio Fontanesi, Giovanni Fattori, Leonardo Bistolfi, Felice Castrati, Filippo De Pissis, Giorgio Moranti, Renato Guttuso e Lucio Fontana…fra le presenze straniere Rauschenberg e Warrol. Oltre a fogli di grande bellezza, come i grandi paesaggi acquerellati del De Gubernatis, vi sono documenti esemplari per la storia dell’arte italiana come il primo studio della bocconiana “Città che sale” o la serie delle “Compenetrazioni iridescenti” di Giacomo Balla.Nella raccolta è anche conservato il dagherrotipo di Enrico Jest, “Veduta della Gran Madre di Dio in Torino”, vero e proprio incunabolo per la storia della fotografia in Italia,

Situato nelle sale del piano interrato il progetto di Gabinetto Disegni e Stampe è stato formulato da Virginia Bertone, conservatore e responsabile delle collezioni in collaborazione con gli architetti Diego Giachello e Marco Gini, per la parte tecnica e l’ing. Giuseppe Bonfante per quella impiantistica.

In occasione dell’inaugurazione la GAM presenta inoltre al pubblico, al primo piano del museo, la mostra “La seduzione del disegno”, curata sempre da Virginia Bertone d’intesa con il direttore generale della GAM Canilo Eccher, la mostra si incentra sulla parte più antica della raccolta: 140 tra i suoi fogli più rappresentativi che comprendono i disegni a penna di Pietro Giacomo Calmieri, gli acquarelli di Giuseppe Pietro Bagnetti, i taccuini di Massimo D’Azzeglio, i grandi carboncini di Antonio Fontanesi, i fogli di Alfredo D’Andreade e Leonardo Bistolfi.

Infine a completare questa ricca messe di novità nello spazio al secondo piano del museo, la cosiddetta Wundercammer, dove ciclicamente vengono presentati al pubblico disegni, grafiche e incisioni, otto.novecentesche, è stata inaugurata la mostra “Giovanni Migliora.acquerelli e preziosi fixé”. Curata da Monica Tomiato, è un omaggio a uno fra i più apprezzati artisti che nel primo Ottocento esposero a Brera a Milano. Artefice di vedute e ambientazioni che sorprendevano per la loro verità ottica, unita a una precisa cura dei dettagli, amico di Hayez e di D’Azeglio, Giovanni Migliora declinò nei suoi acquerelli una sensibilità romantica in chiave notturna e gotica.

La mostra di Migliare si può visitare fino al 9 giugno, mentre “La seduzione del disegno” è fino al 5 maggio mentre l’apertura del Gabinetto è permanente. M auna nota di merito va in particolar odo alla mostra che riunisce il prezioso nucleo di opere pittoriche e grafiche di Giovanni Migliora (Alessandria 1785-1837), artista di origine alessandrina, ma di formazione e cultura milanese. Trasferitosi all’inizi dell’Ottocento nel capoluogo lombardo, dove esordì come scenografo, solo dipo il 1810 si dedicò alla pittura cavalletto e alla miniatura su seta ottenendo gran successo di critica e di pubblico. Entrò presto nel mondo borghese con molteplici apparizioni pubbliche.

Chiese, chiostri e refettori vedevano le sue vedute come esempi. L’adesione di Migliora al gusto francese “trobadour” si riflette nelle scene di sapore neomedioevale letterario e teatrale anche oltre confine. Mentre di Ferrero provengono i fixè, e piccoli taffetas incollati su di un vetro leggermente convesso. Appartengono alla stessa collezione anche 140 fogli con schizzi dal vero e studi di scenografia prospettica acquistati nel 1941 da Vittorio Viale. Il disegno aveva un ruolo fondamentale come metodo operativo messo a punto dall’artista durante i suoi viaggi, composizioni che mescolavano dati reali a elementi di fantasia.Nel prospetto di “Ciesa con tombe gotiche” il fascino dei sepolcri trecenteschi conservati nel cortile di San Giorgetto a Verona, è amplificato da una presentazione molto teatrale. Come la coeva tradizione del “Castello di Sant’Angelo Lodigiano” e lo scenografico “Interno del Duomo di Milano” (appartenuti alla collezione del banchiere Pietro Tron) il cui legame con la capitale sabauda è testimoniato anche dai due disegni a penna e inchiostro aquerellato raffiguranti lo scalone juvarriano e la facciata di levante di Palazzo Madama.

Davanti alla GAM possiamo ammirare in Largo Vittorio il monumento a Vittorio Emanuele II realizzato da Pietro Costa, di origine ligure, parente di Ludovica Vigevano, un prozio illustre nel posto al momento giusto.