Gara in piazza per rivitalizzare la letteratura. E con una giuria di qualità

Non era né una minaccia né una promessa. Che poi a pensarci un attimo sono le cose che facevano funzionare i suoi romanzi, come quelli di tutti gli scrittori, peraltro. Era una semplice presa d'atto, una constatazione. L'introduzione di un commiato. Il 3 aprile, sul proprio sito, Iain Banks, scozzese, 59 anni, maestro della fantascienza contemporanea che con quella «antica» condivide gli interrogativi e che dalla tecnologia trae nuovi modi per porseli, aveva rivelato con una lettera d'essere gravemente malato e di aspettarsi un anno di vita.
Sono passati poco più di due mesi e ieri, giorno della sua morte, sul suo sito la lettera c'era ancora. Nessuno l'aveva rimossa, perché quello è il messaggio di Banks lanciato e lasciato al proprio destino in una galassia molto più vasta di quella della Rete, la galassia della Memoria di chi lo ha conosciuto o soltanto letto. Lì aveva scritto d'essersi rivolto alla sua compagna Adele chiedendole se voleva sposarlo per diventare la sua vedova. Una gelida doccia scozzese per la signora e per chiunque, l'ultima concessione all'ironia, questa volta macabra, di un autore che non aveva disdegnato anche questo registro, apparentemente agli antipodi del genere che si era scelto, nei propri libri.
Pubblicato in Italia da Nord, Tea e Guanda (fra i suoi titoli più famosi Criptosfera e Canto di pietra), Banks riconosceva come suoi ispiratori e punti di riferimento Robert A. Heinlein, Isaac Asimov, Arthur C. Clarke, Brian Aldiss, M. John Harrison e Dan Simmons. Tutta gente che della fantascienza non s'accontenta di mostrare il volto glamour e facilmente seduttivo, ma ne scandaglia l'anima quasi fosse Lei il personaggio principale. Così avviene nel Ciclo della Cultura di Banks, e in Transition del 2009, dove la science fiction arriva fin sotto le macerie delle Torri Gemelle.