Il giovane Holden? Leggeva Lardner

Cinico con classe. Ecco chi è l'autore tanto amato dal protagonista del capolavoro di Salinger

Si chiamava Ring, ma alla boxe preferiva il baseball. Gli sarebbe piaciuto soprattutto giocarlo, il baseball, come a tutti i ragazzini made in Usa d'inizio Novecento, ma i guai seri a una gamba gli troncarono una carriera non sappiamo quanto promettente: così si limitò a scriverne, tanto e bene. Si chiamava Ring, e il giornalismo sportivo l'aveva nel sangue, tanto che nel 1907, a 22 anni, ottenne il primo contratto all'Inter-Ocean di Chicago, per poi spopolare in lungo e in largo su molte testate. Si chiamava Ring, e in effetti lui l'America la prese volentieri a pugni. Perché il cinismo era il suo mestiere, pur essendo un cinismo elegante, sottile. Sobrio, verrebbe da dire, sorvolando sulla sua passione per l'alcol.
Ring Lardner, insomma, non poteva non piacere al più simpatico, al più corrosivo, al più icastico personaggio della letteratura d'oltreoceano: Holden Caulfield. Il quale infatti dichiara: «Il mio scrittore preferito è mio fratello D.B., e subito dopo viene Ring Lardner. Mio fratello per il mio compleanno mi ha regalato un libro di Ring Lardner, subito prima che io andassi a Pencey. C'erano queste storie davvero pazze e divertenti, e c'era quella storia di quel poliziotto addetto al traffico che si innamora di una ragazza carina che corre sempre troppo in macchina. Solo che il poliziotto è sposato, così non può né sposarla né niente. Alla fine la ragazza muore, proprio perché corre troppo. Quella storia mi ha praticamente ucciso». Il giovane Holden dice che quella storia lo ha «ucciso», gli sbarbati di oggi direbbero che quella storia «spacca». Il concetto è quello: come può non uccidere o spaccare una roba che sembra nascere come una storia d'amore, di tenerissimo, umoristico, irrefrenabile amore e poi va banalmente, crudelmente a puttane «all'incrocio tra Fordham Road e Webster Avenue»?
S'intitola There are smiles, il racconto in questione, e ora lo leggiamo per la prima volta in italiano, elevando preci per le anime di Holden, di J.D. Salinger e del suo autore, nella raccolta curata da Luca Merlini che proprio da lui prende il nome: Ci sono sorrisi... (Passigli, pagg. 175, euro 14,50). Portato in palmo di mano da Dorothy Parker, da Sherwood Anderson, da Virginia Woolf, oltre che dall'amico Francis Scott Fitzgerald, il quale lo impresse nel carattere a stampa dell'Abe North di Tenera è la notte, Lardner è l'emblema della marginalità divenuta eccellenza riconosciuta. Riconosciuta ma non glorificata, sottolinea giustamente Merlini nella sua Nota, diversamente da quanto accadde ad altri americani accolti dalle braccia più seducenti della vecchia Europa, quelle di Parigi: Gertrude Stein, Sylvia Beach, Ezra Pound, Henry Miller, Ernest Hemingway. Aveva così tanto lavoro da fare a casa, il Nostro, che piantarlo lì dov'era gli sarebbe parso fuori luogo, quasi un tradimento. Gli Stati Uniti fra le due guerre mondiali stavano cambiando e c'era un mucchio di carne da rosolare al fuoco lento dell'ironia. C'erano l'alta borghesia supponente e lo star system trafficone da prendere per i fondelli (Una cena e Un giorno con Conrad Green), c'era la piccola borghesia da ridurre ai minimi termini della sua pochezza conformista (Ex parte), c'era il campione dello sport o presunto tale da sbeffeggiare nella sua dimensione di omuncolo-machista (Donne), c'era da far uscire dalle mura domestiche il grigiore coniugale (Anniversario). E c'era persino da prendersela con l'aspirante Grande Scrittore che fallisce la prova del suicidio (Uomo non a mare).
Per tutti loro, Ring Lardner ha una parola cattiva, per tutti loro lancia un fuori campo lasciandoli con un palmo di naso. Poi, certo, anche lo stile volle la sua parte. In questa e in altre raccolte di suoi racconti, come Mi manca il respiro (Tranchida, 1994), Americani (ancora Tranchida, 1998), Piove a Cincinnati (Barbès, 2009), la parlata comune, l'argot a stelle e strisce con cui i traduttori battagliano ottenendo esiti non sempre lodevolissimi è centrale. Anzi, per la prima volta sulla East Coast passa la dogana della cronaca quotidiana per entrare nel territorio dove sunt i vari leones della narrazione. Nel bagaglio della beat generation prossima a mettersi on the road, c'è anche il lessico, oltre che l'irriverente taglio prospettico, del buon vecchio Ring, finito ko per colpa della tubercolosi il 25 settembre del 1933. Ai punti, comunque, vince lui.