Giulio Andreotti: capace di tutto, anche di best seller. 39 libri in 38 anni

(Ansa) - Indro Montanelli citava spesso un giudizio dato da Alcide De Gasperi sul giovane Giulio Andreotti: «Un ragazzo talmente capace a tutto, che può diventare capace di tutto». Anche di scrivere 39 libri in 38 anni vendendo, complessivamente, oltre un milione e seicentomila copie.

Un vero e proprio record che lo colloca tra i long-sellers dell’editoria italiana; un aspetto poco scandagliato della biografia del 7 volte presidente del Consiglio che dal 1971 ha pubblicato con la Rizzoli.

Fu proprio il capostipite della casa editrice, Angelo Rizzoli, a permettere al giovane uomo politico di pubblicare la sua rivista "Concretezza" uscita tra il 1955 e il 1976. In 38 anni di «fedeltà» editoriale Andreotti ha pubblicato 39 titoli per un totale di 96 edizioni e di un milione e seicentomila copie. Tra i libri di Andreotti, il maggior successo commerciale è la serie di libri "Visti da vicino", una trilogia pubblicata tra il 1982 e il 1985, cui hanno fatto seguito altri due volumi su Usa e Urss, sempre "Visti da vicino", per un totale di circa 500 mila copie, comprese le edizioni tascabili. Con la ben nota ironia Andreotti racconta, nell’introduzione, come è nata questa collezione di ricordi e di "medaglioni" di personaggi: "Quando ebbi l’idea di scrivere piccoli saggi biografici su un certo numero di persone che avevo incontrato nel corso della mia movimentata vita, nutrivo la preoccupazione di poter ritenere interessante per gli altri notazioni e episodi che in fondo avevano colpito me, e non di rado quasi occasionalmente. Fui incoraggiato da un antico ricordo, quando in una conferenza alla Università Gregoriana sentii distruggere un filosofo della solidarietà con il racconto della sua stolta avarizia che lo portava, in casa, a mettere sotto chiave perfino la zuccheriera...".

Con "Visti da vicino 3" Andreotti ha vinto nel 1985 il premio Bancarella. Altri best-sellers sono "Onorevole stia zitto" (1987 e 1989, complessivamente 200 mila copie, seguite da un "Onorevole stia zitto - atto II» nel 1992 con altre 60 mila copie) e il famoso "Il potere logora.." (1990, 150 mila copie nelle varie edizioni, l’ultima tascabile è uscita a fine 2008).

Tra i saggi politici quello di maggior successo è "Governare con la crisi dal 1944 a oggi" (1991, 100 mila copie).

La memorialistica di Andreotti ha un carattere spiccatamente seriale - dai diari, "Diari 1976-1979" (1981) e poi "1947" (2005), "1948" (2005), "1949. L’anno del Patto Atlantico" (2006), "1953" (2007), "2000. Quale terzo millennio?" (2007) - alla serie dei Nonni e dei Nipoti della Repubblica, pubblicata tra il 2002 e il 2004.

A fare da contrappunto significativo alla serie dei "Visti da vicino" nel 1996 esce "Cosa loro - Mai visti da vicino", scritto durante le lunghe traversie giudiziarie per le accuse mossegli riguardanti l’associazione mafiosa e l’omicidio Pecorelli.

Andreotti ha pubblicato molti libri di storia e di storia della chiesa: "Ore 13: il ministro deve morire" (1976), "La sciarada di Papa Mastai" (1978), "A ogni morte di Papa" (1982), "De Gasperi" (1986), "Sotto il segno di Pio IX" (2000), "Un gesuita in Cina" (2001).

Nel 1998 Andreotti sorprese il suo editore che aspettava il consueto saggio ma si vide arrivare un romanzo breve, "Operazione via Appia", dove si racconta di un giovane e ingenuo abruzzese, ex seminarista, che durante il fascismo approda nella capitale e grazie alla protezione del ministro Acerbo, anche lui abruzzese, trova un lavoro per mezza giornata all’ippodromo di Capannelle. Ben presto affianca a questo impiego un nuovo incarico di spionaggio postale in una struttura segreta dove è suo compito segnalare passi compromettenti o di rilievo contenuto nelle lettere e nelle telefonate tra influenti personaggio del regime fascista. Andreotti in quel romanzo alluse a quella particolare struttura, poi assorbita dalla presidenza del Consiglio che aveva il compito di spiare gli alti gradi del Vaticano e del fascismo e che probabilmente rappresentò il primo nucleo dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale. Il romanzo infatti è, per dichiarazione di Andreotti, un mix di invenzione e realtà. Andreotti ha raccontato di essersi ispirato alla storia di un compagno di università dal quale, il 25 luglio del 1943, aveva appreso della caduta di Benito Mussolini. Poco prima proprio in via Appia lo storico Aldfo Giannuli aveva ritrovato, in un archivio dismesso del Viminale, carte sulla presenza in Italia, dall’immediato dopoguerra al 1981 di un servizio segreto clandestino, già operante prima della fine della guerra, è il cui nome in codice era "l’Anello". Principale referente politico di questa struttura- hanno detto diversi componenti della struttura interrogati su delega dei magistrati di Brescia- era proprio Giulio Andreotti.