Un grande torinese, padre della politica europea

Al Teatro dal Verme di Milano un'intera giornata di studi e spettacolo in occasione della chiusura delle celebrazioni del bicentenario di Camillo Benso di Cavour

"La causa della civiltà mi è cara più che a chiunque altro. Dedicherei volentieri tutta la mia vita per farla progredire di un solo passo". Scriveva in una lettera allo zio Jean-Jacques de Sellon. Era il 5 marzo del 1829. In occasione della chiusura delle celebrazioni del bicentenario di Camillo Benso di Cavour, domani sarà dedicata un'intera giornata di studi e spettacolo al Teatro dal Verme di Milano alla figura del celebre statista, modello vivido di sintesi tra elaborazione di pensiero politico ed economico e sua attuazione.

Un incontro animato da dibattiti e interventi dei più grandi esperti e studiosi europei, con la significativa partecipazione, tra gli altri, di Gilles Pécout, Giorgio Dell’Arti e Adriano Viarengo. La figura di Cavour sarà interpretata da Giuseppe Battiston in inserti teatrali (gli Autografi di Cavour) accompagnati dal Quartetto dei Pomeriggi Musicali. Nella sua modernità Cavour, politico e patriota, si confrontò con altri italiani di formazione e fama anche più che europea (da Mazzini e Cattaneo a Garibaldi), ma fu il solo a saper concretare ideali e aneliti superiori nella costruzione dell’unico Stato possibile, il regno d’Italia, che, suo tramite, dal marzo 1861 rivendicò solennemente per capitale Roma. La sua fiducia nella certezza delle leggi quale base della giustizia, nella libertà d’impresa come volano del benessere, nella stampa quale palestra di civismo e di partecipazione all’agone politico fanno del magistero di Cavour un cantiere aperto e un punto di riferimento sempre attualissimo per la costruzione della Nuova Europa: ricca di identità storiche e al tempo stesso universale.