Hitler è tornato E con internet e tv rifonda il Reich

Il Führer si sveglia nella Germania di oggi. E scopre i vantaggi offerti dai nuovi media

Per gentile concessione dell’editore Bompiani, pubblichiamo un ampio stralcio del romanzo Lui è tornato (pagg. 444, euro 18,50) di Timur Vermes. Hi­tler è redivivo e si appresta a ritentare la conquista del­la Germania attraverso Youtube e la televisione...

Sentii il calore delle lampade bruciarmi il viso, la mia mente registrò anche i volti del giovane pubblico. Erano probabilmente alcune centinaia di ragazzi che rappresentavano le decine, le centinaia di migliaia di loro coetanei seduti davanti al televisore: erano il futuro del paese, le persone con le quali pensavo di costruire la mia Germania. Sentii dentro di me la tensione e la gioia. E se mai avevo avuto dei dubbi, gli istanti pieni di ebbrezza che precedettero il mio discorso li cancellarono del tutto. Ero abituato a parlare per ore, adesso dovevano bastarmi cinque minuti.

Mi avvicinai al podio e tacqui.

Lasciai vagare il mio sguardo nello studio. Tesi l'orecchio nel silenzio, ansioso di capire se – come supponevo – decenni di democrazia non avessero lasciato traccia in quelle giovani menti. Una risata si era levata tra il pubblico quando Gagmez aveva pronunciato il mio nome. A cospetto della mia persona, l'ilarità si esaurì rapidamente e calò il silenzio. Lessi sui loro volti lo sforzo di equiparare il mio volto con altri visi già noti, vidi la loro insicurezza che, nel silenzio più assoluto, riuscii a dileguare con un solo sguardo. Se mi ero aspettato che qualcuno mi interrompesse, la mia preoccupazione era stata del tutto immotivata - persino alle assemblee dell'Hofbräukeller le interruzioni erano state più frequenti.

Avanzai un poco, feci per cominciare a parlare, ma poi mi limitai a incrociare le braccia – e subito il rumore calò ancora un po' e si ridusse a un centesimo, un millesimo del precedente. Con la coda dell'occhio mi accorsi che, di fronte all'apparente mancanza di eventi, quel dilettante di Gagmez aveva cominciato a sudare. Era evidente che non conosceva il potere del silenzio, anzi lo temeva. Cominciò ad arcuare stranamente le sopracciglia, come se si stesse chiedendo se avevo dimenticato il mio testo. Un'assistente, picchiettando nervosamente sul quadrante del suo orologio da polso, mi fece segno di cominciare.

Prolungai ancora un poco il silenzio, alzando lentamente la testa. Sentivo la tensione in sala, l'insicurezza di Gagmez. Le assaporai. Lasciai che l'aria affluisse nei miei polmoni, assunsi una postura ben eretta e riempii quel silenzio con un suono. Qualche volta basta uno spillo che cade, là dove tutti si aspettano di sentire il rimbombo di un cannone.

«Cittadine tedesche e cittadini tedeschi!

Ciò che io, che noi abbiamo appena visto nei filmati corrisponde a verità.

È vero che i turchi non sono artefici di cultura e che non lo saranno mai. Che hanno un animo meschino e capacità spirituali che di solito non superano di molto quelle di un servo della gleba.

È vero che gli indiani sono loquaci per natura e hanno idee religiose confuse. Che i polacchi hanno un rapporto durevolmente! squilibrato con la proprietà privata.

Queste sono tutte verità generali senza dubbio evidenti a ogni connazionale. Tuttavia: è un'infamia per tutta la nazione che qui in Germania ci sia un solo seguace turco! del nostro movimento che osi dirlo ad alta voce.

Connazionali: se osservo la Germania di oggi tutto questo non mi sorprende affatto! I tedeschi di oggi selezionano i loro rifiuti più scrupolosamente della loro razza, con un'unica eccezione: in campo umoristico.

Esclusivamente! in questo caso il tedesco scherza sui tedeschi, il turco sui turchi. Il topo di città sul topo di città e il topo di campagna sul topo di campagna. Questa situazione deve cambiare, e cambierà! A partire da oggi, alle ore 22.45, il topo di città scherzerà sul topo di campagna, il tasso sul capriolo e il tedesco sul turco.

Pertanto, dal punto di vista dei contenuti, aderisco pienamente alle critiche rivolte agli stranieri dall'oratore che mi ha preceduto».

Dopodiché uscii di scena. Il silenzio che seguì fu straordinario. Con passo fermo mi diressi dietro le quinte. Dal pubblico non giungeva ancora nessun suono. Un collega bisbigliò qualcosa all'orecchio di madame Bellini. Mi misi accanto a lei e osservai ancora il pubblico. Gli sguardi erano confusi, cercavano un punto fermo sul palcoscenico e vagarono fino al tavolo dove sedeva il moderatore. Lì c'era Gagmez che apriva e chiudeva la bocca cercando una briosa frase di commiato. Fu la sua evidente incapacità di sostenere la situazione che scatenò tra il pubblico una valanga di risate. Con una certa soddisfazione osservai la sua totale inettitudine che infine sfociò in un tiepido: «Arrivederci alla prossima puntata. Sintonizzatevi ancora sul nostro programma!»

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