I molti e mutevoli volti del regista dell’assurdo

Dipingere, meditare, scrivere, fare cinema sono, nell’ordine, le attitudini che David Lynch pratica da sempre nell’intento di dare forma e senso compiuti alla sua inclinazione creativa. E, appunto, sulla base di tale premessa il celebre cineasta ha assemblato un breviario, In acque profonde (Mondadori, pagg. 200, euro 8,80, trad. Michela Pistidda) ove esperienze giovanili, cimenti artistici, realizzazioni cinematografiche, le più disparate vicende esistenziali si mischiano in un crogiuolo autobiografico sempre un po’ sotto, un po’ sopra il reale. L’impressione che desta la lettura di tanto tumulto espressivo non va oltre la modesta curiosità. Anche perché, come molto del suo cinema, Lynch non dissipa mai la sensazione di rifarsi a un’arida astrattezza formale.